L’arte del tappeto nel periodo safavide (1499-1722)

Durante il regno della dinastia safavide, tutte le arti, dall’architettura alla maiolica, dalla pittura alla calligrafia, dalla doratura alla decorazione e alla stessa arte della tessitura del tappeto, raggiunsero la massima espressione formale, il loro supremo splendore. 

Gli artisti iraniani, in questo periodo storico relativamente tranquillo, crearono oggetti d’arte raffinati e di gran pregio, come mai precedentemente era avvenuto. 

I motivi ornamentali dei tappeti, grazie all’attività di molti nuovi artisti, divennero in quest’epoca così ricchi che, pur essendo trascorse alcune centinaia di anni, sono ancora molto apprezzati, e i maestri d’arte, nonostante tutti gli sforzi tentati per creare nuove figurazioni, non sono riusciti nel loro intento, salvo rare eccezioni. E si può aggiungere, a conferma di ciò, che tutte le immagini e tutti i motivi oggi predominanti siano stati progettati e realizzati da artisti del periodo safavide. 

Sfruttando proprio tali canoni decorativi, i tessitori di quel periodo ci hanno tramandato circa 1500 tappeti di varie misure, alcuni dei quali entrano meritatamente a far parte del gruppo dei capolavori indiscussi della tessitura mondiale. 

I regnanti safavidi nutrivano una particolare predilezione per le creazioni artistiche che esaltassero la loro potenza. Shàh-Ismàil, Shàh-Tahmàsp, Shàh-’Abbàs il Grande favorirono la nascita di numerosi centri di tessitura di tappeti in molte città tra cui Esfahàn, Kàshàn, Tabriz, Qazvin e Kermàn, Josheghàn. 

Shàh-Tahmàsp stesso era un dotto artista, che conosceva tutti i particolari delle tecniche di lavorazione dei tappeti, e si diceva anche che avesse creato alcuni motivi divenuti in seguito basilari nelle decorazioni dei tessuti annodati. 

Sempre in epoca safavide nacquero, inoltre, il commercio e la diffusione dei tappeti persiani nei paesi europei. 

L’instaurarsi di rapporti politico-economici fra la Persia e i paesi europei, la tendenza dei re safavidi a offrire in dono tappeti a sovrani e nobili europei, il cui esuberante desiderio di opulenza si esprimeva nel voler coprire i palazzi reali di tappeti pregiati, la tranquillità e il benessere crescente di quel periodo che ne favorivano il diffondersi, furono le cause principali del progressivo affermarsi dell’arte del tappeto all’epoca dei Safavidi. 

Inoltre, questo nobile artigianato abbandonò lo status di una tradizione semplice, rurale e nomade, per raggiungere la dignità di un’arte elegante e varia esercitata nei laboratori di città e di corte. 

Nei diari di viaggio di Tavernier, di Chardin e dei viaggiatori che allora visitarono la Persia, troviamo numerose annotazioni riguardanti la reale importanza dell’arte del tappeto persiano e le condizioni dei laboratori di palazzo. 

Sulla base di motivi ornamentali e conformemente alle origini storiche, i tappeti safavidi si suddividono in diversi gruppi e vengono denominati come segue: tappeti con medaglione, con motivo a vaso, con scene di caccia, con alberi e cespuglio, con disegno herati, a giardino, polacchi.

 

Il tappeto con medaglione

Uno dei primi disegni dei tappeti safavidi è rappresentato dal medaglione, nato probabilmente durante il regno di Shàh-Ismàil, capostipite della dinastia.  

Poiché un quinto del medaglione centrato o di una figura ad esso simile poteva essere ripetuto agli angoli del tappeto, questo motivo assumeva la denominazione di disegno con medaglione ed angolari 

Le dimensioni e la torma del medaglione e degli angolari variano mollo In relazione al periodo e al luogo di fabbricazione del tappeto, 

A seconda dello schema del medaglione vero e proprio, dei suoi raggi e della torma delle lanterne, delle picche del medaglione e delle bordure che separano medaglione v angolari dal campo del tappeto, questo genere di tappeti subisce un'ulteriore classificazione. 

Secondo il soggetto scelto e II gusto del disegnatore, nel campo del tappeto e nella parte interna del medaglione e degli angoli possono essere presentì fiori noti come shah-abbasi, arabeschi, fiori e foglie nello stile di Muli, ligure di animali c volatili tra albori o cespugli, linee geometriche o curve. 

Ondo conoscere meglio la tipologia dot tappeti con medaglione, prendiamo In esame quattro importanti tappeti di fama mondiale. 

Il tappeto di Ardabil 

Si tratta di uno dei migliori manufatti prodotti nei primi venti anni della dinastia safavlde. 

Il tappeto, di grandi dimensioni, grazie al disegno elegante, a un'accurata scelta dei colori, a un'annodatura abile e raffinata, è considerato uno tra i maggiori capolavori della tessitura di tutti i tempi. 

Trama e ordito sono di seta pura: il vello è di lana, La sua lavorazione fu portata a termine nell'anno 1567 e 11 nome del suo tessitore, Maqsud KflshUnl fu riportato sulla parte superiore del tappeto, insieme al verso iniziale di una lirica di llfifez, famoso poeta persiano, (13IO-1390), che suona così: 

Eccetto la tua soglia per me non v‘è rifugio non trovano luogo fidalo i miei pensieri se non alla tua porta. 

Di questo tappeto esistono oggi due esemplari: quello integro si trova al Victoria and Albert Museum di Londra, dove giuntiti per mezzo della compagnia dove giunse per mezzo della compagnia inglese Ziegler che dal 1883 operò in Iran nell’ambito della produzione e del commercio di tappeti, e fu poi da essa venduto al museo per duemila sterline. 

L’altro esemplare, che presenta una tessitura più raffinata, è conservato al Los Angeles County Museum of Art. Purtroppo questo tappeto manca del bordo, ne rimane cioè solo l’ampia zona del campo centrale. Altri frammenti si trovano in musei e collezioni private. 

Le caratteristiche del pezzo conservato al Victoria and Albert Museum di Londra sono le seguenti: centimetri 1 152x534, nodo senneh, 517.000 nodi al metro quadrato. 

Il motivo decorativo è particolarmente interessante e piacevole. Al centro si trova un medaglione a sedici punte, attorno al quale si dispongono altrettanti armoniosi pinnacoli, a distanze regolari. Un quarto del medaglione con i relativi quattro pinnacoli è ripetuto nei quattro angoli del campo, e nella parte superiore e inferiore del medaglione trovano posto due lanterne. Il fondo del tappeto, di colore azzurro intenso, è interamente decorato da fiori e rosette delicate e eleganti. 

Sulla fascia principale del bordo si alternano cartigli di due forme diverse. La bordura del tappeto presenta altre tre fasce minori all’interno e all’esterno della fascia principale. 

A proposito della denominazione del tappeto c’è una grande disparità di vedute fra gli storici e gli esperti del settore. Alcuni ritengono improbabile, per motivi logici e storici, la sua appartenenza al mausoleo di Sheikh-Safi, sito nella città di Ardabil; mentre secondo la tradizione, il tappeto fu ordinato da Shàh-Tahmàsp proprio per il mausoleo di Sheikh-Safi-eddin-Ardabili, antenato della dinastia safavide, e fu eseguito sotto le direttive del già citato maestro Maqsud Kàshàni. 

Un altro gruppo di storici ritiene più probabile che questo pezzo appartenesse al sepolcro dell’imam Reza (ottavo Imam sciita in Mashhad), ed è certo più facile collegare il tappeto a questo luogo, tenendo conto della passione e dell’amore nutriti dai re safavidi per le reali dimore di tutti gli Imam sciiti. 

Le opinioni sono discordi anche sulla questione della provenienza del tappeto: c’è infatti chi ritiene il tappeto originario di Tabriz, chi di Qazvin, mentre la maggior parte degli studiosi si dice convinta che il pezzo sia opera della maestria dei tessitori di Kàshàn. 

Il tappeto Onda del mare

Il famoso tappeto Onda del mare, conservato al Museum fur Angewandte Kunst di Vienna, è invece l’illustre esempio di uno stile decorativo peculiarissimo, cioè quello dei tappeti portoghesi. 

Sono prodotti completamente distinti dagli altri tappeti persiani. Hanno un grande medaglione centrale e il campo quasi interamente figurato; sopra e sotto al medaglione e nei quattro angolari del campo del tappeto recano le immagini di una nave col suo capitano, sul mare ondoso. 

Questi tappeti furono eseguiti su ordinazione di alcuni nobili portoghesi, che in epoca safavide raggiungevano frequentemente nei loro viaggi i porti meridionali della Persia e in particolare quelli di Bandar-Abbàs, a causa degli intensi rapporti commerciali stretti con quel paese. Di qui la denominazione di «tappeti portoghesi». Finora ne sono giunti a noi otto esemplari. Gli esperti affermano che l’archetipo del motivo decorativo e il genere di tessitura provengono dal sud dell’Iran o del Gujarat, attualmente appartenente all’india. 

Il tappeto di Chelsea

Un altro illustre esempio di tappeto con medaglione è il tappeto di Chelsea

Questo tappeto, nel suo stile uno dei migliori al mondo, fu acquistato presso un commerciante della King’s Road nel quartiere londinese di Chelsea, del quale gli rimase il nome. Oggi è esposto al Victoria and Albert Museum di Londra. Trama e ordito di seta, vello di lana, il tappeto misura centimetri 360x540. I nodi di tipo senneh sono circa 738.700 al metro quadrato. Ha due medaglioni completi affiancati da bouquet di fiori; due mezzi medaglioni sono elegantemente appoggiati al bordo, e gli angolari sono costituiti da un quarto dello stesso medaglione. 

Nel campo color rosso lacca è tutto un pullulare di animali da caccia come gazzelle e cerbiatti, di animali selvatici (tra cui leoni e leopardi) e di figure fantastiche simili a draghi, vaganti tra alberi e tralci fioriti. Sul bordo maggiore del tappeto c’è una decorazione formata dalla ripetizione di due picche collegate fra loro. Simili nella forma e opposte l’una all’altra, sono realizzate nei due contrastanti colori rosso scarlatto e blu e con la loro armonia stilistica conferiscono al tappeto una grande raffinatezza. 

Il tappeto Panorama di animali

Il Panorama di animali del Museo Poldi Pezzoli di Milano è un tappeto nelle tonalità del rosso, senza angolari e con il solo medaglione centrale. Il disegno, ricco di figure animali, lo rende somigliante al tappeto di Chelsea. 

Trama e ordito sono di seta, il vello è di lana. Misura centimetri 360x692 e in ogni metro quadrato annovera circa 568.800 nodi di tipo senneh. 

La bordura interna del tappeto, che funge da leggiadra cornice al campo rosso, è completamente decorata con iscrizioni di versi realizzati nelle tonalità azzurre. 

Il tappeto con decorazione a vaso

 

Il grazioso motivo del vaso di fiori, del quale si ha una conoscenza piuttosto limitata, probabilmente è nato al tempo di Shàh-Abbàs il Grande. 

L’iconografia di questo genere di tappeto spesso ci presenta il campo suddiviso in tanti spazi romboidali o quadrati per mezzo di arabeschi e tralci fioriti, così che la zona principale del tappeto assume l’aspetto di un reticolato, quasi un merletto in cui al centro di ogni casella è stato disegnato un vaso ricolmo di fiori o un bouquet. 

I tappeti con decorazione a vaso si classificano come segue: tappeti con motivi a foglie lanceolate, arabeschi o mehrab con vasi di fiori, tappeti a scacchiera o con medaglioni. In alcuni casi, gli schemi «a vaso» includono anche file di animali o di cacciatori a cavallo. 

Gli esperti sono convinti che tappeti in questo stile furono lavorati a Kermàn, Kàshàn, Yazd, Esfahàn, Tabriz ed Heràt. Riguardo alle origini del disegno, studiosi quali Kurt Erdmann e Charles Ellis ritengono plausibile una derivazione caucasica; per Arthur Pope, invece, il disegno nasce a Josheghàn e, a conferma della sua tesi, cita un altro tappeto appartenente al mausoleo di Shah-Abbàs, caratterizzato appunto da una decorazione «a vaso» e probabilmente opera di Ne’matollah-Josheghàni. 

Sempre il Pope afferma che anche molti dei tappeti cosiddetti polacchi, di cui ci occuperemo più oltre, provengono da Josheghàn. 

Oggi è possibile ammirare esempi di tappeti con decorazione a vaso nei più grandi musei di tappeti del mondo, a New York, Amburgo, Parigi, Milano, Vienna, Teheran. 

Il tappeto con scene di caccia

 

Un tappeto decorato secondo i canoni di questo stile, generalmente rappresenta scene di caccia e dell’ambiente naturale. 

Questi motivi vengono riproposti, a volte, anche negli angoli e nel medaglione. Prevalentemente di seta, i tappeti con scene di caccia provenivano in gran parte di Kàshàn. 

Si stima che i tappeti attribuiti all’epoca safavide e caratterizzati da questo modulo decorativo, siano in tutto diciotto, quattordici dei quali di piccole dimensioni (cm 250x 150 circa). 

Per conoscere meglio le caratteristiche di questo stile, prenderemo in esame uno degli esemplari di maggiori dimensioni e cioè il tappeto del museo di Vienna (Oster-reichisches Museum fur Angewandte Kunst) il famoso «Scena di caccia», segnalato fra i tappeti di tutto il mondo per la sua bellezza ed eleganza. 

Il manufatto in questione, senza dubbio un capolavoro dell’arte della tessitura, è certamente il pezzo più elegante e raffinato prodotto in epoca safavide. Il numero dei nodi corrisponde a circa 1.270.000 al metro quadrato. Trama, ordito e vello sono di seta pura e il tappeto misura centimetri 680x320. 

Tutti gli esperti del settore sono concordi nell’attribuire il disegno di questo capolavoro incomparabile a un’idea di Soltan Mohammad, pittore ufficiale alla corte di Shàh-i Tahmàsp e allievo del celeberrimo Behzàd. 

ì II campo di questo tappeto reca animali come leoni, j asini selvatici e altri, che pascolano o vagano tra alberi e i cipresseti, mentre un certo numero di cacciatori a piedi o in sella è intento al loro inseguimento e in procinto di j catturarli. 

Un medaglione a otto punte di colore verde, un campo i color vinaccia tendente al rosa, e un bordo color rosso lacca, conferiscono grande serenità e dolcezza all’insieme, che risulta di un’affascinante armonia e di un equilibrio di tinte senza uguali. 

I motivi dell’albero e del cespuglio 

 

Nel secolo xvi, grazie all’introduzione dello schema a medaglione, delle figure di animali, di alberi, e del cespuglio, il disegno godette di una nuova fortuna e divenne noto con la denominazione di “motivo dell’albero e del cespuglio”. 

Taluni dei tappeti concepiti secondo i canoni di questo stile sono caratterizzati da un disegno monodirezionale, i che cioè può essere guardato da un solo lato poiché dal lato opposto le figure degli animali e degli alberi appaiono rovesciate. 

Altri manufatti hanno un disegno di tipo bidirezionale i in cui tutte le figure, gli alberi, i cespugli e gli animali sono ordinati in modo tale che si possa guardare il tappeto da entrambi i lati senza scorgere alcuna differenza. 

Il miglior esempio di questo stile, risalente al periodo safavide, è costituito da un tappeto custodito nel Museo di Filadelfia e originario del Kurdistan. Un altro si trova al Metropolitan Museum di New York.

Il tappeto con disegno herati

 

Il disegno herati è originario della città di Heràt, appartenente in passato al Khoràsàn e attualmente in territorio afghano. Secondo il parere di storici ed esperti dell’arte della tessitura, Heràt, capitale dei Timuridi, era in Persia il maggiore centro di produzione di tappeti. 

Il modulo «foliato» del disegno herati è composto da una coppia di foglie lanceolate, sulla cima delle quali spunta un fiore. L’insieme di foglie e fiori si ripete su tutto il campo principale del tappeto. 

Il motivo herati è anche detto màhi e, ove le dimensioni del disegno siano ridotte, assume il nome di khorde màhi (piccolo pesce). 

Nei tappeti herati il bordo è talvolta decorato da un motivo ben distinto dal fondo del tappeto: in esso prende forma la figura di una teiera, elemento fondamentale e prevalente in tutto il disegno. 

Generalmente lo schema dei tappeti floreali herati è privo di figure di uccelli e di animali, che compaiono solo molto raramente. 

Citiamo fra tutti una coppia di tappeti divenuti famosi col nome dell’imperatore Pietro il Grande di Russia, che li donò a Leopoldo i d’Austria. Attualmente si trovano uno al Metropolitan Museum di New York e l’altro a Vienna. 

Indiscutibile è l’influenza esercitata dalla figurazione herati, con le sue foglie circolari e i bordi raffinati e ricchi di particolari, sulla lavorazione dei tappeti di altri centri di tessitura iraniani come l’Azerbàijàn, il Kurdistan, Hame-dàn e le regioni centrali del paese. 

Tuttora, in molte di queste zone, in alcuni paesi europei, in India e in Pakistan si producono tappeti sulla base di questo modello. 

Il tappeto con disegno a giardino

 

In questo disegno, così come avviene nella rappresentazione classica di un giardino persiano, il campo è suddiviso in quattro parti uguali da alcuni ruscelli d’acqua chàhàr-bagh (quattro giardini). I ruscelli, passando attraverso una serie di piccole piscine regolarmente distanziate, confluiscono in una vasca al centro del giardino, corrispondente al centro del medaglione del tappeto. 

In queste piscinette, nella vasca centrale e nei ruscelli vagano liberi papere e pesci dai colori naturali, che spiccano sull’azzurro pallido o sul beige del campo del tappeto. Nell’area dei quattro piccoli giardini si intrecciano, in un piacevole gioco, tralci fioriti e alberi, sui rami dei quali alcuni uccelli riescono a rendere l’idea della vitalità della natura. 

A volte i tappeti a quattro giardini sono decorati col motivo del mehrab. Il mehrab è una nicchia riservata alla preghiera dell’imam; è presente in ogni moschea, ed è sempre orientata verso la Mecca. 

In altri tappeti invece, il campo è diviso in sei parti, avendo due vasche centrali anziché una. 

Questi tappeti, tessuti intorno al XVII e XVIII secolo, provengono da Kermàn; ma esistono esemplari di tappeti a giardino decorati con disegni geometrici, originari del Kurdistan. Vale qui la pena di ricordare che le immagini di giardini, fiori, alberi, vasche, corsi d’acqua e uccelli sono il riflesso della passione e del legame che il popolo persiano - poeta per indole e amante del bello - nutre per le manifestazioni gioiose della natura che spesso non è ammesso a godere, abitando per lo più in zone semidesertiche. 

Il tappeto polacco

 

Il tappeto polacco appartiene al grande gruppo dei tappeti broccati in oro tessuti in Persia nel XVII secolo e il nome deriva loro dalla Mostra Internazionale di Parigi del 1878 dove, tra gli effetti personali di un principe polacco di nome Czartorysky, era stato esposto uno di questi tappeti. 

Gli eventi storici a conoscenza di chi scrive riguardano Sigismund Vasa in, un sovrano polacco che, nella primavera dell’anno 1601, ordinò a un nobile armeno di nome Muratovitz di fare un viaggio in Persia e di comprare alcuni tappeti per il suo castello in Polonia. A sua volta il Muratovitz commissionò la lavorazione dei tappeti ai tessitori di Kàshàn, all’epoca molto famosi ed esperti nelle tessiture in seta. Dai loro telai uscirono otto tappeti, che attualmente sono custoditi nel Residenz Museum di Monaco. 

All’incirca durante il regno di Shàh-’Abbàs, e probabilmente anche dei suoi successori, furono prodotti circa trecento pezzi di questo genere. 

Oltre agli esemplari esistenti nel Residenz Museum, un certo numero di tappeti «polacchi» donati da Shàh-Safi al duca Frederick nel 1639 è conservato nel castello Rosenberg di Copenaghen; altri ancora si trovano in questo paese donati anch’essi ai monarchi danesi nel 1662. 

I colori di questi tappeti, lucenti e sfarzosi, tendono prevalentemente al rosa, al verde e al giallo pallido. Sulle loro caratteristiche, storici ed esperti di arte di tutto il mondo hanno pubblicato finora numerosi articoli e saggi. Si ricordino fra tutti Sir Anthony Shirley, Sir Thomas Herbert e Jean. B. Tavernier, eminente studioso francese, che nei loro diari di viaggio hanno descritto molto dettagliatamente i laboratori da cui questi tappeti provenivano e le stanze reali che ne erano completamente ricoperte. 

Le testimonianze di tanto illustri e attenti osservatori confermano che l’unico legame di tali tappeti con la Polonia è quello che abbiamo citato, dato che i maggiori centri di produzione di questi pezzi tanto preziosi e raffinati erano Kàshàn e Esfahàn. 

[ean B. Tavernier è convinto che un certo numero di tappeti polacchi broccati in oro sia uscito dai laboratori reali della Meidàn-e-Shàh di Esfahàn. Egli descrive così la sua ammissione alla corte del re, la qualità degli onori ricevuti e l’ammirazione destata in lui dai tappeti broccati in oro del pavimento della sala reale.

...il pavimento della sala era coperto da un tappeto intessuto con fili d’oro e di seta... Al centro una grande pedana rivestita essa pure da un tappeto prezioso...

Io posi il mio omaggio su di un tavolo ammantato da un tappeto leggiadramente broccato in oro... Il re entrò nella sala accompagnato da tre principi dell’Harem. In questo cerimoniale comparivano due anziani signori incaricati di togliere le scarpe al re nel momento in cui cominciava a camminare sui tappeti broccati e di rimettergliele allorché usciva dalla stanza...

Nel XVI secolo il tappeto persiano godeva in Europa di un grande prestigio e la sua fama era in continua espansione. Esiste un manoscritto di quel periodo, in cui un eminente personaggio inglese così scrive ai suoi rappresentanti in Iran: 

 

...in Persia troverete dei tappeti di lana spessa dai colori molto resistenti e senza pari al mondo. Dovete andare in città grandi e piccole della Persia e imparare il sistema di tintura della lana, perché il colore è così resistente che né vino, né gocce d’aceto possono macchiarlo irrimediabilmente.  
Se prima del vostro rientro in patria riusciste a trovare un artigiano che sia maestro nella tessitura, conducetelo nel nostro paese, affinché quest’arte sopraffina possa essere conosciuta e apprezzata anche da noi...

E qui vogliamo ricordare i nomi di Ali Rezà ’Abbàsi, Mirak, e del pittore Soltàn-Mohammad, nei confronti dei quali l’arte del tappeto è in parte debitrice per il talento e le indiscutibili qualità artistiche di cui erano dotati e che espressero nelle loro creazioni decorative. 

L’arte del tappeto dal 1722 al 1925

 

Nell’arco dei cento anni intercorsi tra la morte del re Shàh-Abbàs e il momento della sedizione degli Afghani (1722-1730), che all’estinzione della dinastia safavide divennero i terribili capitani della nazione, le belle arti - compresa la tessitura del tappeto - non furono oggetto di alcuna particolare attenzione. Tuttavia furono annodati in quel periodo tappeti relativamente graziosi e pregiati, divenuti in gran parte proprietà di moschee e conventi. 

Taluni di essi, per la noncuranza e la negligenza di chi li aveva in custodia, si deteriorarono e si decomposero; altri furono esportati dalla Persia da singoli mercanti o da società che conducevano nel paese un’attività commerciale e che sfruttarono l’ingenuità o la cupidigia dei custodi. 

Tutto ciò che di quell’arte e di quell’industria era rimasto, andò così perduto durante la rivolta degli Afghani. 

Al tempo delle dinastie afshàr (1736-1750) e zand (1750-1794) e nei primi anni di qàjàr (1796-1925), in Persia l’arte del tappeto non dette segni di grande splendore. Fu solo verso la fine dell’epoca qàjàr che la tessitura sembrò rinascere. In quell’epoca, le classi venute alla ribalta della società industriale europea e i ricchi Persiani, ormai consapevoli dell’importanza di esibire i tappeti nelle loro case in segno di benessere e opulenza, divennero a poco a poco interessati al loro acquisto. Di conseguenza, il commercio dei tappeti nei mercati nazionali e stranieri raggiunse una certa floridezza. 

Molti viaggiatori visitarono la Persia in quel periodo e, ritornando in patria, portarono i tappeti acquistati in quel paese come gradito ricordo del loro soggiorno. Inoltre, nei diari di viaggio, si dilungarono in minuziose descrizioni dei tappeti della Persia, del loro pregio e della loro resistenza; ciò naturalmente contribuì a incentivare l’acquisto e il collezionismo dei manufatti persiani. 

Verso la metà del xix secolo, il tappeto persiano aveva consolidato la sua penetrazione nei mercati europei e americani. Avvenne infatti che un certo numero di commercianti azerbàijàni decisero di investire i loro capitali in questo settore, impegnandosi nella ricerca e nell’acquisto dei manufatti migliori. Tali commercianti compravano vecchi tappeti, opera per lo più di tribù e di contadini, e raccoltone un certo numero, li imballavano e li esportavano a Istanbul, città nella quale confluivano per i loro acquisti i rappresentanti delle società europee e singoli commercianti. Ciò fece della Istanbul di quell’epoca una sorta di centro internazionale per la compravendita del tappeto. 

Talvolta in questa città i tappeti persiani venivano spacciati per turchi, cosicché per un lungo periodo il lavoro indefesso degli esperti tessitori iraniani contribuì ad accrescere la fama e la celebrità dei tappeti della Turchia. 

La forte domanda di tappeti persiani sui mercati stranieri, e la scarsa reperibilità di manufatti antichi o soltanto vecchi, spinse i commercianti e gli imprenditori iraniani a privilegiare la produzione e l’esportazione del tappeto; per concretizzare tale proposito fondarono numerosi nuclei di tessitura nelle città e nei villaggi più idonei e specializzati, incaricando migliaia di operai tintori e annodatori della fabbricazione dei pezzi maggiormente richiesti sui mercati europei e americani. 

A quell’epoca, le zone emergenti nel campo della tessitura erano l’Azerbàijàn, il Khoràsàn, Kermàn e le città centrali dell’Iran. L’arte della tessitura divenne l’industria più importante del paese e assicurò la quota più grossa del mercato delle esportazioni. 

All’inizio del secolo scorso i più facoltosi commercianti europei e americani che conducevano la loro attività nel settore della lavorazione dei tappeti, aprirono alcune succursali nei principali centri di tessitura iraniani per assicurare la fornitura dei pezzi richiesti dal mercato. Misero a disposizione dei tessitori lane già tinte e i disegni preferiti dai loro clienti, commissionando la tessitura dei tappeti sulla base di un contratto scritto. 

Nel 1883 una famosa ditta inglese, la Zeigler, aprì alcuni uffici a Tabriz e Soltàn-Abàd, e finanziò e appoggiò i tessitori, fornendo loro tutti i materiali necessari. Testimonianze esemplari di questo periodo sono alcuni tappeti, commissionati da ditte europee e realizzati dai capaci artigiani locali. 

Dopo la prima guerra mondiale, con la chiusura delle succursali, i commercianti e gli imprenditori iraniani si sostituirono a queste compagnie, prendendo sotto il loro diretto controllo il commercio e l’industria del tappeto.