La tintura dei tappeti

Nell’industria del tappeto la tintura riveste la stessa importanza del disegno e della tessitura e, in linea di massima, si può dire che senza colore non si crea un disegno. 

In passato la scienza della tintura era un vasto complesso di nozioni: i suoi segreti rimanevano nell’ambito delle famiglie di tintori e nessun altro poteva conoscere i particolari delle sue tecniche e dei suoi trucchi. 

Ogni tintore, per mezzo di procedimenti speciali, riesce a realizzare colori dalle tonalità particolari che non si trovano in altri laboratori di tintura. Proprio per questo motivo il colore è anche uno degli elementi caratterizzanti le diverse zone di provenienza dei manufatti. 

Nell’arte tintoria riveste un ruolo fondamentale l’abilità del tintore nel lavorare le sostanze coloranti, che non bastano da sole ad assicurare la brillantezza del colore: infatti si possono trovare tappeti le cui fibre sono state tinte con colori pregiati, ma che, a causa della scarsa perizia del tintore e della perdita di stabilità del colore all’interno delle fibre stesse, sono diventati «sfumati». Oppure, se le fibre sono eccessivamente sature di sostanze coloranti, può accadere che sovrapponendo i tappeti uno all’altro, i colori in eccedenza vadano a fissarsi sui tappeti adiacenti. 

D’altra parte, anche la qualità e il tipo di fibra utilizzata nella tintura hanno una loro importanza, perché a volte può succedere che colorando matasse diverse contemporaneamente e nelle stesse condizioni, anche impianti automatizzati, non si ottenga su tutte il medesimo effetto, ma che ogni matassa acquisisca un colore diverso dalle altre. 

Con la scomposizione di un fascio di luce in un prisma di cristallo prende naturalmente forma un arco di sette colori: viola, indaco, azzurro, verde, giallo, arancio e rosso, simile all’arcobaleno che appare dopo la pioggia. 

 

In questo gruppo di colori, il giallo, il rosso, l’azzurro e l’indaco sono i colori primari, mentre il viola, il verde e l’arancione sono i cosiddetti colori complementari: da tutti questi colori, si può ottenere un universo di tonalità, nel seguente modo: i diversi tipi di verde si possono ottenere dalla mescolanza di gialli e azzurri, le tonalità di viola derivano dalla composizione di azzurri e rossi, e le gradazioni dell'arancione sono date dall’unione di gialli e rossi. Allo stesso modo, dalla mescolanza fra loro dei colori complementari si può arrivare a diverse gradazioni di colori primari. 

In pratica per ottenere il verde, prima si tingono le matasse con l’indaco e poi con una sostanza colorante gialla; per arrivare all’arancione, inizialmente si colorano le fibre con la robbia o con ogni altro tipo di rosso, e poi si gettano nella vasca del colore giallo; per produrre il rosso porpora, prima si tingono le fibre di rosso e poi si immergono nella tinozza dell’indaco; con lo stesso criterio e, apportando qualche variazione al rapporto fra le quantità di colore, si giunge a una gamma di tonalità completamente differenti. 

I colori si classificano in base alla loro costituzione fisica, alle caratteristiche chimiche, alla resistenza e ai diversi mordenti coi quali vengono usati, oppure in base alle tecniche di tintura. In questa sede consideriamo i colori divisi in due gruppi secondo la loro composizione: naturali e sintetici.