Esfahàn

La città di Esfahàn in epoca safavide rappresentava uno dei centri di maggior rilievo dell’Iran per la lavorazione del tappeto; infatti, furono aperti numerosi laboratori «reali» per la produzione di tappeti destinati ai sultani. Con l’estinzione della dinastia safavide ad opera degli Afghani, e in seguito a un periodo di frequenti guerre, un gran numero di artigiani e di tessitori abbandonò il suo mestiere.

Oggi, come in passato, ad Esfahàn i creatori di disegni per tappeti traggono ispirazione prevalentemente dalle decorazioni delle maioliche semplici ed eleganti dei principali monumenti della città: Chehel Sotun, Meidàn Na- ghshe-Jahàn, Madreseh-chàhàrbàgh, Masjed-e-sheikh Lotf-ollah e gli altri edifìci storici.

La fama dei tappeti di Esfahàn è dovuta alla loro peculiare raffinatezza, alla loro eleganza e alla loro finezza. Trovare un tappeto di Esfahàn che sia al di sotto di questi eccezionali canoni di bellezza è praticamente impossibile. Anche se i tintori della città hanno, in passato, utilizzato tinte sintetiche non adatte (come l’anilina), i tessitori hanno sempre dato il meglio di sé, riportando i tappeti di Esfahàn alla loro migliore qualità.

L’ultimo esempio dell’arte dei tessitori di Esfahàn di cui si abbia notizia è un tappeto realizzato dall’artista persiano Yadollah Safdarzàdek. Si tratta di un’opera che è costata undici anni di lavoro continuo. Il tappeto è molto grande (5x2,7 metri); i nodi sono complessivamente 27.900.000 (169 per centimetro quadrato). Per la colorazione delle matasse di lana sono state utilizzate 1.200 tinte diverse.

Il disegno è originalissimo; l’artista non si è servito di nessun modello precedente.

Esfahàn, Na’in e il distretto di Barkhàr erano in passato le zone di maggior produzione di vegetali coloranti, specie di robbia; e, ancora oggi, sulle montagne e nelle pianure di quelle regioni crescono spontaneamente molte piante dalle proprietà tintorie. E questo il motivo per cui, anticamente nei laboratori di tintura era molto comune l’uso dei colori naturali. Oggi, purtroppo, nella colorazione dei filati per tappeti trovano un grande impiego i colori sintetici, e in particolar modo quelli con componenti al cromo. La gamma dei colori usati nei tappeti di Esfahàn non è molto ampia: predominano le tonalità del giallo crema, del beige, del rosso, del blu e del turchese.

Le lane adoperate provengono dalle città di Kermàn, Yazd, dal Khoràsàn, da Kermànshàh e da alcuni paesi stranieri; la tradizione della tessitura del tappeto è viva anche in altre città e in vari distretti di questa regione. Ne parliamo qui di seguito.


Shahreza

Shàhrezà, anticamente detta Qomsheh, offre bei tappeti caratterizzati dai disegni tipici di Esfahàn. Fra quelli maggiormente ricorrenti in questa città e a Borujen (nella regione di Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri) ricordiamo il motivo di Shàh-Abbàsi con angolari e medaglioni uncinati.

Qui, gli angolari, rifiniti da motivo a uncino, sono collegati tra loro in senso trasversale da una serie di linee, alcune dritte alcune curve, e con esse danno origine a un campo di forma ellittica molto allungata.

Il bordo e il campo sono generalmente di due colori fra loro in netto contrasto, come azzurro cielo e blu, oppure bianco e rosso.

Anche da Najaf-Abàd, Mobàrakeh e Murche-Khort provengono tappeti nello stile di Esfahàn, seppure di qualità molto commerciale.


Ardestàn

Ad Ardestàn, situata a metà strada fra Kàshàn e Nà’in, è in uso la lavorazione di tappeti sui modelli dei manufatti di Nà’in.

Faridan

A Faridan troviamo tappeti con disegno a mosaico che ricordano la tradizione bakhtiàri, mentre a Meymeh i tappeti risentono deH’influsso della vicina Josheghàn, distante solo diciotto chilometri.


Josheghàn

Il nome di losheghàn è celebre nella tessitura di questa regione e dell’Iran. La città, che si trova centoquaranta chilometri a nord di Esfahàn, deve tanta gloria principalmente all’antichità della sua tradizione tessile, ai disegni interessanti, alla lucentezza e alla stabilità dei colori dei suoi tappeti. Qui troviamo un tipo di lavorazione quasi sempre geometrico, su esemplari le cui dimensioni vanno

dal do-zar’i in su. Questi disegni oggi sono molto copiati dai tessitori albanesi.

Nei tappeti di Josheghàn la lana è di ottima qualità e molto ritorta, la tessitura è fine e i colori, luminosissimi, sono scelti fra le migliori tinte naturali.


Nà’in

Nà’in si trova sulla strada fra Esfahàn e Yazd, ai margini del deserto centrale.

La notorietà di questa città negli anni passati era legata alla produzione molto fine di ’abà, una tunica senza maniche in lana di cammello; ma negli ultimi sessantanni, da quando cioè il governo centrale vietò l’uso dei costumi tradizionali e quindi anche quello degli ’abà, i tessitori di questi capi di vestiario, improvvisamente rimasti senza lavoro, si dedicarono alla tessitura dei tappeti.

Il prodotto artigianale di questi nuovi arrivati nell’industria della tessitura del tappeto persiano fu un manufatto raffinato ed elegante che ebbe subito una grande fortuna nei mercati nazionali e in quelli stranieri. Inizialmente la decorazione dei tappeti di Nà’in era simile a quella ricorrente nei tappeti dei Bakhtiàri, di Yazd e, soprattutto di Esfahàn; solo dopo la seconda guerra mondiale riuscì a trovare uno stile proprio e caratteristico che le permise di collocarsi degnamente nel complesso ambito dei tappeti persiani.

Caratteristica fondamentale dei tappeti di Nà’in è l’uso costante di colori dai toni freddi. Prediletti sono infatti il bianco, il blu, l’azzurro cielo, il beige e raramente il rosso.

Per quanto riguarda le misure, esse variano dal tappeto poshti ai tappeti più grandi.

Trama e ordito di questi manufatti sono di cotone, il vello è di seta, di lana, oppure di entrambi i materiali: in quest’ultimo caso la seta è utilizzata per la realizzazione dei contorni dei fiori e delle foglie.

Sui tappeti di Nà’in i disegni più rappresentati sono il motivo di Shàh-’Abbàsi a tutto campo, strisce di corna di cerbiatto e animali, il motivo di Shàh-’Abbasi con medaglioni e angolari, bazu-bandi.

Inoltre i tappeti di Nà’in sono annodati con nodi persiani il cui numero varia da duecentocinquantamila a un milione al metro quadro. Per classificare qualitativamente i tappeti di Nà’in si usano le espressioni shesh-la e noh-lat quando, svolgendo al contrario uno degli orditi del tappeto, esso si divide in tre fili, il tappeto è detto «noh-la», mentre, se si divide in due soli fili, il tappeto è detto «shesh-là», ed è ovviamente quest’ultimo il più pregiato.