Kurdistan e Kermànshàhan

Le tribù kurde rappresentano i discendenti più antichi dei popoli Arii e da 4.000 anni a questa parte occupanq la zona situata tra il sud del Caucaso, il nord dell’Iraq e l’oriente della Turchia, alle pendici della catena dei monti Zagros.

Le pianure e le falde dei monti che hanno accolto le tribù kurde dell’Iran, sono tra le regioni di massima importanza per l’allevamento del bestiame. Le lane prodotte dalle pecore di queste tribù oltre a soddisfare il fabbisogno locale, vengono in parte vendute anche agli altri centri di fabbricazione dei tappeti dell’Iran.

La tessitura del tappeto è qui una professione antichissima, intrapresa per la prima volta molti anni fa dai Kurdi stabilitisi nei centri cittadini e nei villaggi di questa regione; questa tradizione ha conferito, come logico, una notevole fama anche agli altri tappeti persiani, commerciati sui mercati internazionali.

I prodotti annodati a mano dai diversi ceppi kurdi e dalle popolazioni sedentarie residenti nelle regioni del Kurdistan e di Kermànshàhàn, a parte il nodo usato che è di tipo turco, non sono somiglianti tra loro, né nel disegno, né nel colore, né nel vello, né nelle trame. Pertanto, per una conoscenza più dettagliata, dovremo esaminarli singolarmente, secondo la loro zona di provenienza.


Sanandaj (Senneh)

A Sanandaj, centro della regione kurda, anticamente chiamato Senneh, già da uno o due secoli vengono lavorati i più raffinati tappeti di tutto l’oriente. I tessitori di Sanandaj adoperano fibre molto ritorte, per cui ogni singolo nodo è perfettamente distinguibile sul rovescio dei loro tappeti. 1 pezzi annodati attualmente a Sanandaj sono per lo più di tipo omogeneo: l’abilità dei loro tessitori e dei disegnatori non ha apportato migliorie di rilievo negli ultimi anni, anzi, se osserviamo i tappeti rinomati e stupendi appartenenti alla produzione passata di Sanandaj, possiamo affermare senz’altro che la raffinatezza degli attuali elaborati risulta, al paragone, un po’ diminuita.

I tessitori locali hanno generalmente la tendenza a realizzare tappeti di dimensioni ridotte, schienali zar-o-nim, tappeti da Sajjàdeh e, solo raramente, tappeti pardo’i.

La tintura in questa zona è eseguita con rara perfezione. Si usano in prevalenza colori naturali nei toni dell’azzurro-blu, del rosso, del verde pistacchio, dell’avorio, dell’oro, del rosa pesca, del marrone e del verde.

La lana utilizzata è quasi sempre del tipo filato a mano, e molto sottile. Predominano i disegni geometrici su schemi con grandi medaglioni a sei punte e strisce di mazzi di fiori; quest’ultimo simbolo è realizzato dagli artisti di Sanandaj sempre con notevole abilità e fantasia. La forma dei loro botté richiama alla mente quelli dei tappeti di Qom, Aràk, Karman e Birjand. Fondamentalmente, il botté ha sempre incontrato il favore degli appassionati di tappeti sia nello stile geometrico, o in quello curvilineo, sia in forma isolata, o nei motivi derivati, o anche ripetuto su tutto il campo. La sua sagoma scaturisce dalle mani dei progettisti di disegni per tappeti sempre come forma perfetta e attraente.

Un altro disegno riscuote grande successo in molti centri di tessitura iraniani: è il motivo herati, molto comune nella tradizione di Sanandaj. Qui, infatti, il disegno herati e il botté sono realizzati in stile geometrico su tappeti con un medaglione a sei punte e con un bordo del tutto particolare, al cui interno grandi figure di botté si rincorrono l’una con l’altra come le perle di un rosario, incorniciando un campo che si presenta interamente decorato da motivi herati.

Nei tappeti di Sanandaj si trovano anche le immagini dell’albero e del cespuglio. Questo modulo è composto da cipressi, salici piangenti e platani, alberi abbastanza comuni anche nei motivi decorativi del Luristàn e di Joshe-qàn.


Bijàr

La provincia di Bijàr con i suoi dintorni è uno dei centri maggiormente celebrati dell’Iran grazie alla sua produzione di tappeti di buona qualità e di grande resistenza.

In questa città si esegue sempre una tessitura con nodo turco e molto pressata. Infatti i tessitori di Bijàr fanno generosamente scorrere tra gli orditi del tappeto anche fino a cinque fili di trama; inoltre a causa della ricchezza del vello, generalmente lungo, i loro tappeti risultano sempre molto pesanti e non si possono piegare facilmente. Perciò in caso di trasporto, è bene arrotolarli: non usando questo accorgimento si potrebbero rompere o lacerare con facilità.

La produzione di Bijàr annovera pezzi che misurano da 1,5 a 10 metri, ma le dimensioni maggiormente richieste sono quelle che vanno dai 6 agli 8 metri quadrati.

Tra i colori predominano le tonalità del rosso, dell’azzurro chiaro, del blu, del beige e dell’arancione. Come in altre città del Kurdistàn, anche a Bijàr si può rinvenire il fenomeno deWabrash (una sfumatura di tono conseguente a una tintura non omogenea), che a volte non è privo di finezza e di un suo fascino particolare.

I migliori tappeti Bijàr escono dalle mani dei tessitori afshàrie, i quali vivono a Bijàr e nei dintorni di Takàb; qualche volta i loro manufatti mostrano somiglianza con i tappeti della tribù afshàr, residente nelle vicinanze di Kermàn.

A Bijàr non è infrequente anche il motivo herati del medaglione con gli angolari. Questo tipo di decorazione è impiegato in vari modi nei disegni dai tessitori locali. Le figure si collocano a volte all’interno di un medaglione a sei punte sospeso nel campo spoglio del tappeto, altre volte costituiscono la decorazione principale dello sfondo su cui spicca un grosso medaglione interamente ricoperto da motivi floreali.

Qui va ricordato che nel XIX secolo le immagini di alcuni tappeti persiani erano vagamente influenzate dai motivi e dai disegni europei, in particolar modo francesi, e possiamo testimoniare che tale influenza artistica è effettivamente rilevabile in alcuni tappeti fioriti di Kermàn, di Farahàn e in un gruppo di tappeti Bijàr decorati con bouquet di rose.

Tra gli altri disegni realizzati con grande maestria dai tessitori di Bijàr, meritano un cenno particolare le com- posizioni di fiori e usignoli, il motivo floreale a tutto campo con figure di scorpione e cumuli di nuvole cinesi sui bordi, oppure il floreale a tutto campo con fiori a otto petali (botté kurdo) delimitato da bordure a decorazione herati.


Songor-Kolià ’i

Le tribù Kolià’i vivono presso la città di Songor, al centro del triangolo le cui punte sono costituite dalle città di Hamedàn, Kermànshàh e Sanandaj e i loro manufatti vengono smerciati principalmente nelle città di Songor e nelle sue adiacenze.

Di solito le tribù dei Kolià’i producono tappeti di 130x250 centimetri circa, benché siano reperibili anche pezzi di altre misure come i «kalleghi piccoli» che vanno da 120 a 160 centimetri di larghezza e da 220 a 280 centimetri di lunghezza.

I tappeti dei Kolià’i, molto compressi, hanno trama e ordito di cotone e un vello di altezza media. Le loro fibre sono filate con cura e quasi sempre tinte con sostanze naturali nelle tonalità chiare dell’azzurro, del rosso e di altri colori classici. Come nei tappeti di Bijàr, anche nei manufatti realizzati da queste tribù si può trovare l’abrash.

Nell’ambito dei tappeti dei Kolià’i possiamo trovare disegni di diverso genere: fra tutti ricordiamo alcuni esemplari decorati dai tessitori locali con disegni Bijàr su schemi Iterati «stilizzati» e che, nello sfondo chiaro dei loro medaglioni, recano semplici figure isolate di volatili.

Nel campo principale del tappeto, all’interno del quale è stato sistemato un medaglione a sei punte, si notano dei disegni iterati, mentre il bordo è ornato da figurazioni insolite.

In altri tappeti di questa zona, caratterizzati da un medaglione a forma di orologio, è evidente il legame tra i disegni dei Kolià’i e i disegni di Farahàn, di Tafresh e di Kharaqàn. Allo stesso modo alcuni altri tappeti con medaglione richiamano i motivi decorativi di Ladik, in Turchia.


Kermanshah

Nella città di Kermanshah (centro della regione del Kermànshàhàn, recentemente chiamata Bàkhtaràn) e nei suoi dintorni, si annodano tappeti simili a quelli prodotti ad Hamedàn: si tratta di corsie o di tappeti kalleghi con ampi bordi color cammello.

L’arte del tappeto è più o meno diffusa anche tra le altre popolazioni kurde residenti in queste due regioni, come le tribù dei Sanjàbi, dei Guràni, dei Kalhor e dei Giafi.