Il tappeto polacco

Il tappeto polacco appartiene al grande gruppo dei tappeti broccati in oro tessuti in Persia nel XVII secolo e il nome deriva loro dalla Mostra Internazionale di Parigi del 1878 dove, tra gli effetti personali di un principe polacco di nome Czartorysky, era stato esposto uno di questi tappeti.

Gli eventi storici a conoscenza di chi scrive riguardano Sigismund Vasa in, un sovrano polacco che, nella primavera dell’anno 1601, ordinò a un nobile armeno di nome Muratovitz di fare un viaggio in Persia e di comprare alcuni tappeti per il suo castello in Polonia. A sua volta il Muratovitz commissionò la lavorazione dei tappeti ai tessitori di Kàshàn, all’epoca molto famosi ed esperti nelle tessiture in seta. Dai loro telai uscirono otto tappeti, che attualmente sono custoditi nel Residenz Museum di Monaco.

All’incirca durante il regno di Shàh-’Abbàs, e probabilmente anche dei suoi successori, furono prodotti circa trecento pezzi di questo genere.

Oltre agli esemplari esistenti nel Residenz Museum, un certo numero di tappeti «polacchi» donati da Shàh-Safi al duca Frederick nel 1639 è conservato nel castello Rosenberg di Copenaghen; altri ancora si trovano in questo paese donati anch’essi ai monarchi danesi nel 1662.

I colori di questi tappeti, lucenti e sfarzosi, tendono prevalentemente al rosa, al verde e al giallo pallido. Sulle loro caratteristiche, storici ed esperti di arte di tutto il mondo hanno pubblicato finora numerosi articoli e saggi. Si ricordino fra tutti Sir Anthony Shirley, Sir Thomas Herbert e Jean. B. Tavernier, eminente studioso francese, che nei loro diari di viaggio hanno descritto molto dettagliatamente i laboratori da cui questi tappeti provenivano e le stanze reali che ne erano completamente ricoperte.

Le testimonianze di tanto illustri e attenti osservatori confermano che l’unico legame di tali tappeti con la Polonia è quello che abbiamo citato, dato che i maggiori centri di produzione di questi pezzi tanto preziosi e raffinati erano Kàshàn e Esfahàn.

[ean B. Tavernier è convinto che un certo numero di tappeti polacchi broccati in oro sia uscito dai laboratori reali della Meidàn-e-Shàh di Esfahàn. Egli descrive così la sua ammissione alla corte del re, la qualità degli onori ricevuti e l’ammirazione destata in lui dai tappeti broccati in oro del pavimento della sala reale.


...il pavimento della sala era coperto da un tappeto intessuto con fili d’oro e di seta... Al centro una grande pedana rivestita essa pure da un tappeto prezioso...

Io posi il mio omaggio su di un tavolo ammantato da un tappeto leggiadramente broccato in oro... Il re entrò nella sala accompagnato da tre principi dell’Harem. In questo cerimoniale comparivano due anziani signori incaricati di togliere le scarpe al re nel momento in cui cominciava a camminare sui tappeti broccati e di rimettergliele allorché usciva dalla stanza...


Nel XVI secolo il tappeto persiano godeva in Europa di un grande prestigio e la sua fama era in continua espansione. Esiste un manoscritto di quel periodo, in cui un eminente personaggio inglese così scrive ai suoi rappresentanti in Iran:


...in Persia troverete dei tappeti di lana spessa dai colori molto resistenti e senza pari al mondo. Dovete andare in città grandi e piccole della Persia e imparare il sistema di tintura della lana, perché il colore è così resistente che né vino, né gocce d’aceto possono macchiarlo irrimediabilmente.  
Se prima del vostro rientro in patria riusciste a trovare un artigiano che sia maestro nella tessitura, conducetelo nel nostro paese, affinché quest’arte sopraffina possa essere conosciuta e apprezzata anche da noi...


E qui vogliamo ricordare i nomi di Ali Rezà ’Abbàsi, Mirak, e del pittore Soltàn-Mohammad, nei confronti dei quali l’arte del tappeto è in parte debitrice per il talento e le indiscutibili qualità artistiche di cui erano dotati e che espressero nelle loro creazioni decorative.