I principali colori naturali

Cartamo (golrangh)

Carthamus tinctorius è il nome scientifico di una pianta erbacea annuale, chiamata in Iran popolarmente golrang e in Italia zafferano bastardo, la cui altezza raggiunge un metro circa. Ha foglie lanceolate e lucenti; le infiorescenze, inizialmente di colore giallo zafferano, diventano a poco a poco rosse.

I tintori iraniani ne usano i petali per tingere di un bel rosso dorato le fibre di seta.


Robbia (ronas)

La robbia è una pianta arbustacea perenne. Conosciuta dall’umanità sin da tempi antichissimi, da cui si estrae una sostanza colorante rossa.

Anche nel Pentateuco e in altri scritti religiosi rinvenuti nelle tombe dei Faraoni egiziani troviamo notizie relative alla tintura con la robbia.

Il nome scientifico della robbia è Rubia tinctorum e la varietà che viene maggiormente usata in Iran è del tipo Rubia peregrina.

È coltivata prevalentemente in Azerbàijàn, Màzandaràn, Kermàn e Yazd, nel Khorasàn, e in alcune zone centrali dell’Iran, ma cresce spontaneamente nella maggior parte del paese.

La radice della robbia penetra copiosamente nel terreno, ed è dimostrato che nella radice di una pianta coltivata in regioni calde, calcaree o meglio ancora sabbiose, la produzione di colore risulta maggiore e di migliore qualità.

Sempre nella radice di questa pianta, fra la corteccia esterna e la fibra legnosa, si forma l’acido rabitrico, che è una miscela di zucchero e una sostanza colorante, l’alizarina.

Per l’estrazione del colore, la radice della robbia viene tolta dal terreno all’inizio dell’autunno e viene quindi messa a seccare al sole o all’ombra, oppure in forni speciali a una temperatura di 60°C. Fra questi due metodi il migliore è senz’altro quello di porle all’ombra. In seguito, tutto quello che resta delle radici seccate e disidratate, nonché la polvere residua, può essere utilizzato per la tintura.

Affinché la robbia sortisca il suo effetto colorante e perché la nuance ottenuta sia permanente e luminosa, è bene non usare le radici subito dopo la loro estrazione dalla terra: una volta tagliate, le radici devono rimanere due o tre anni negli orci affinché possano fermentare, tuttavia, al tempo stesso si deve fare attenzione a che questo limite non venga superato, altrimenti diventano inutilizzabili.

La robbia, unita a diversi fissativi quali il bicromato di potassio, l’allume, gli idrati di stagno, di rame e ferro e in presenza di acido lattico, genera un’ampia gamma di colori nelle tonalità che vanno dal rosso scarlatto, al rosso vivo, al viola e al marrone.

La maggior parte dei tintori iraniani, nell’applicazione della robbia, fa uso di dugh (una miscela di acqua e yogurt) o di cagli di latte che contengono una certa quantità di acido lattico; il colore ottenuto in seguito a tali procedimenti garantisce una discreta stabilità e una soddisfacente lucentezza.


Chermes (ghermez-daneh)

Il chermes (chiamato in Iran popolarmente lombrico ebbro) è un insetto appartenente agli Onidteri che gli uomini conoscevano già nell’antichità e dal cui corpo si estrae un colorante naturale rosso vivo.

Esistono di questo insetto molte varietà: una di esse, che vive su un particolare tipo di cactus, risponde al nome scientifico di Coccus cacti; nelle zone in cui questi insetti vengono allevati, infatti, ci sono anche numerose coltivazioni di cactus.

Un’altra varietà prolifera sulla quercia, e i suoi esemplari riescono a riprodursi in misura tale che i rami dell’albero su cui si posano ne risultano sovente interamente ricoperti. E questa probabilmente la ragione per cui in anni lontani si pensava che il chermes fosse un colore vegetale.

Anticamente l’allevamento del chermes era molto comune nel Belucistàn, nei pressi del Golfo Persico e del Golfo di Oman.

In Iran è presente anche la varietà selvatica di questo insetto. La specie esistente in Iran e in India ha il nome scientifico di Coccus lacca e vive sugli alberi del fico.

La sostanza rossa estratta dal corpo dell’insetto è un colorante composto da acido carminico e fin dai tempi più remoti veniva utilizzato per la preparazione di varie tonalità del colore rosso. Infatti, il chermes, unito a diversi mordenti, produce il rosso scarlatto, il vinaccia, il rosso vivo, il rosa, il viola e anche il verde e il grigio.


Zafferano (zaferan)

Lo zafferano, Crocus sativus, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Iridacee, con bulbo amilaceo. È coltivata nel Qàenàt e a Birjand. Il suo fiore è di color rosso porpora sfumato e viene usato moltissimo nell’arte culinaria per il profumo, il gusto e il colore molto apprezzati.

In passato lo zafferano veniva utilizzato in gran copia per la tintura delle fibre di seta, mentre oggi a causa del costo troppo elevato non trova un grande impiego nella tintura.

Se unito all’allume, genera il colore arancione, mentre in composizione con lo stagno diventa giallo.


Verzino (bagham)

Verzino è il nome commerciale del legno rosso da tinta (chiamato anche legno del Brasile o semplicemente campeggio) fornito Haematoxylon campechianum. Questo legno è ricco di ematossillina che ossidandosi si trasforma in una sostanza colorante detta emateina molto usata nell’industria tintoria. Il succo ottenuto dalla spremitura del fusto, ridotto in forma di cristalli o in polvere, viene utilizzato in tintura per la preparazione dei colori viola, azzurro, nero, grigio.

La stabilità della lucentezza del colore del verzino viola è davvero magnifica; essa è maggiore nella seta e nella lana e assume nel cotone pettinato una caratteristica tonalità delicatissima, enormemente sfruttata nella tintura.

Nella colorazione col verzino viola, unitamente a diversi fissativi, si ottengono i colori rosso porpora chiaro, grigio e nero. In particolare, per ottenere il nero si usa una mistura di verzino viola e zenzero giallo.


Indaco (nil)

L’indaco è una sostanza colorante che si ricava dalle foglie di una pianta, la Indigofera tinctoria, originaria dell’india da dove si è poi diffusa in tutto il mondo.

Il genere umano conosceva l’indaco già migliaia di anni fa e lo coltivava per preparare i colori verde e azzurro; purtroppo, dopo la scoperta dell’indaco artificiale, la coltivazione della pianta fu notevolmente ridotta e oggi, anche in India, è praticata in misura abbastanza limitata.

L’Indigofera tinctoria era coltivata anche nel Khuzistan e nelle regioni meridionali dell’Iran. Ne esistono numerose varietà, ma tutte presentano al massimo una o due sostanze coloranti.

Le foglie di questa pianta lontane dai raggi del sole e dalle correnti d’aria appaiono di colore bianco, ma se vengono spezzate, fuoriesce da esse una sostanza verde che a contatto con l’aria si trasforma in azzurro. L’indaco è certamente uno dei migliori colori naturali, resistente ai lavaggi, all’essiccazione e all’esposizione alla luce.


Reseda (esparak)

La reseda, Reseda luteola, è una pianta erbacea annua o biennale.

Tutte le parti del vegetale sono ricche di sostanze coloranti, ma queste si trovano in maggiore quantità specialmente nelle radici e nelle sommità fiorite.

Il giallo ottenuto dalla reseda garantisce, rispetto all’esposizione alla luce, una stabilità maggiore di quella offerta da altri gialli naturali.

In Iran, dove questa pianta si trova in abbondanza nella varietà selvatica, l’impiego della reseda nella tintura ha tradizioni antichissime e ancora oggi, nonostante l’esistenza di convenienti colori sintetici, mantiene la sua importanza grazie alla eccellente qualità, alla grande diffusione e alla sua economicità.

La reseda cresce anche nella varietà domestica e la sua coltivazione è diventata piuttosto comune.


Curcuma (zardchube)

La curcuma, il cui nome scientifico è Curcuma longa, appartiene alla famiglia delle Zingiberacee. E una pianta molto coltivata in Iran. Dal suo rizoma si estrae una sostanza colorante gialla in cristalli, la curcumina.

Nella tintura, unita all’allume, la curcumina produce le tonalità che vanno dal giallo tendente al verde fino all’arancione; in composizione col bicromato di potassio genera i toni del marrone, mentre con i sali di ferro produce un grigio scuro tendente al nero.