Il Fars

I due terzi della terra del Fàrs costituiscono l’ambiente in cui vivono numerose tribù di nomadi che, già da migliaia di anni, abitano in questo ampio territorio e che, per accedere a zone dai climi più miti e dai pascoli più verdeggianti per i loro greggi, si sottopongono varie volte l’anno a lunghe migrazioni.

La tribù Qashqà’i è la più grande del Fàrs e di tutto l’Iran, e la storia delle migrazioni dei suoi componenti risale indietro di molti secoli.

Secondo le testimonianze storiche tramandateci, i vari ceppi della tribù Qashqà’i emigrarono in questo territorio dalle zone occidentali del Mar Caspio (Azerbàijàn e Caucaso), e da quelle orientali (Turkmenistan e regioni a nord del Khoràsàn). L’occupazione principale di questi nomadi è l’allevamento del bestiame, mentre la tessitura del tappeto impegna solo le donne e le ragazze della tribù: i loro manufatti, noti come «tappeti dei Turchi di Shiràz», sono finalizzati più a un uso personale e a costituire la dote delle fanciulle che alla vendita.

Tra i Qashqà’i, come pure tra le altre tribù nomadi, la tessitura si svolge per terra, su telai orizzontali, e senza canovaccio; infatti, normalmente, durante la lavorazione del tappeto, le donne si ispirano al disegno di un altro tappeto, sulla base del quale è stata loro commissionata la fattura del nuovo pezzo.

La moglie di un eminente orientalista francese, Madame Diolafois, che nel 1884 trascorse al seguito del marito un certo periodo tra le tribù del Fàrs, così scrive nel suo diario di viaggio a proposito dell’annodatura del tappeto in uso tra quelle genti:

...Le tende dei nomadi del Fàrs riparano la persona dal sole ma non dal calore... Nel punto più interno della tenda è sistemato il telaio, disteso per terra. Quando la tribù è in procinto di partire, il telaio viene arrotolato e caricato sul dorso dei muli o degli asini; ma appena la tribù pianta di nuovo le tende, esso viene aperto e subito rimesso in funzione. Perciò se durante il trasporto il telaio si piega all’altezza del bordo e i colori delle lane si mescolano nel tappeto, la colpa di questo misfatto non è attribuibile alle donne.

Le tessitrici lavorano senza canovaccio, guidate solo dagli insegna- menti familiari, tramandati di madre in figlia insieme ai segreti dell’arte tintoria. I colori vegetali che esse usano sono permanenti e resistenti, non subiscono variazioni né per effetto del sole, né della pioggia, e sono utilizzati anche da due o tre generazioni...

I tappeti dei Qashqà’i sono lavorati con nodo ghiordes e hanno due fili di trama; la trama, l’ordito e il vello sono garantiti dalle migliori lane del Fàrs.

Il pelo, o vello, è per lo più alto e vi predominano i colori rosso, azzurro e un particolare giallo-oro, ricavato dalla reseda.

I tappeti dei Qashqà’i sono quasi esclusivamente piccoli: do-zar’i o parde’i.

Tra questi nomadi è in voga anche l’annodatura di certi tappeti con un tipo di disegno totalmente diverso, detti «gabbe del leone». Nel campo di questi manufatti si nota normalmente l’effigie di un grande leone in posizione centrale, oppure di alcuni leoni più piccoli disposti su file parallele.

Secondo quanto ci tramanda la storia e in base alle convinzioni tradizionali e religiose, e data anche l’importanza che riveste il simbolo del leone tra gli abitanti di questo territorio, si deduce che l’invenzione del disegno e della tessitura dei gabbe è opera delle tribù del Fars e, in particolare, dei Qashqà’i.

All’attività della tessitura sono dedite anche le altre tribù del Fàrs: fra tutte ricordiamo la tribù Khamseh - «cinquina» - che è composta da cinque diverse famiglie (’Arab, Basri, Bahàr-Lu, Aine-Lu, Nafar).

I loro prodotti non raggiungono tuttavia il livello dei tappeti Qashqà’i: il nodo è di tipo senneh e la trama - costituita da un unico filo - è di lana, così come l’ordito. A volte trama e ordito sono di cotone. I migliori sono senza dubbio quelli prodotti dalle famiglie ’Arab e Basri.

Abàdeh

Nella città di Abàdeh e nei suoi dintorni la tradizione della tessitura del tappeto ha una diffusione straordinaria. In questo distretto i tappeti hanno generalmente dimensioni piccole o medie e sono per lo più realizzati con nodo di tipo senneh mentre il ghiordes si trova molto di rado.

Prevalgono, nei tappeti di Abàdeh i disegni tipici della tribù Heibat-lu: la decorazione a strisce, il disegno Zell-e- soltàn e raramente anche i battè kurdi (fiori a otto petali). Tra i motivi ornamentali della tribù Heibatlu, prediletti, oltre che dai tessitori di Abàdeh, anche dalla tribù qashqà’i, troviamo la sagoma di un piccolo medaglione romboidale al centro di un grande campo anch’es-

so a forma di rombo; nei quattro angoli del tappeto si notano quattro figure laterali a forma di diamante e di color avorio, fedelmente riprodotte anche al centro del tappeto; inoltre, alfinterno del campo, appaiono alcuni tralci diritti e paralleli l’uno all’altro, pieni di petali e di boccioli.

In altre città del 1 ars e nelle campagne di Behbahàn (appartenente alla regione del Khuzistàn), si tessono i gabbe. I gabbe, come ricordavamo in altra occasione, sono i manufatti annodati dai Lor e dalle tribù nomadi iraniche stabilizzate nelle zone sud-occidentali del paese, le cui misure normalmente corrispondono a 100-120 centimetri di larghezza e a 200-230 di lunghezza, e reperibili in scarsa quantità in dimensioni inferiori.

I gabbe sono lavorati con lane di pecora dal colore naturale, cioè nero, bianco, marrone e beige.

La trama è realizzata quasi esclusivamente con pelo di capra, solo a volte con lana di pecora. Il vello di questi tappeti è normalmente alto, essendo intrecciati dopo ogni fila di nodi, anche otto fili di trama.

I disegni dei gabbe sono sempre molto semplici, quasi elementari. In una o due delle bordure si ripete una scarna forma geometrica isolata, mentre sullo sfondo semplice del tappeto trovano posto un grande medaglione, oppure alcuni piccoli rombi disposti nel senso della lunghezza del tappeto. Altre volte ancora, al posto dei rombi, appare la sagoma molto stilizzata ed elementare di un albero, oppure, come già osservato nei «gabbe del leone» dei Qashqà’i, lo sfondo del tappeto è decorato con la figura di un leone.

Shiràz

La storia dell’arte del tappeto presso la città di Shiràz comincia nel x secolo d.C., e da quel tempo la tessitura del tappeto, come professione, non ha conosciuto interruzioni. In epoca safavide l’arte della tessitura ha conosciuto a Shiràz una notevole espansione; del regno di Karim-Khàn degli Zend, dinastia all’epoca della quale Shiràz era la capitale, ci sono giunti alcuni tappeti che testimoniano la diffusione e l’importanza della tessitura nella città di quel tempo.

Nonostante ciò, è opportuno ricordare che il tappeto di Shiràz non fu mai considerato di grande pregio. Infatti, questa città non ospita laboratori di tessitura particolarmente degni di nota; pertanto rappresenta esclusivamente il centro degli scambi e della compravendita dei manufatti annodati dai nomadi e dagli abitanti dei villaggi del Fàrs.