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La tessitura nelle diverse provincie


L’Iran è la culla del tappeto ed è celebre sin da tempi antichissimi per i suoi tappeti pregiati e fiabeschi: i suoi centri di tessitura, infatti, hanno messo a disposizione degli appassionati, dalle epoche più lontane ad oggi, migliaia e migliaia di esemplari di tutte le dimensioni. Con questo non intendiamo dire che in questo vastissimo territorio (l’Iran ha un’estensione di 1.643.751 chilometri quadrati) la tessitura del tappeto sia omogeneamente diffusa; tutt’altro: in aree vastissime del paese, per motivi climatici, geografici ed economici, quest’arte, o per usare un’espressione più moderna quest’industria, non ha in alcun modo diffusione né sviluppo.

In questa breve introduzione inizieremo col parlare dello stato generale della tessitura in Iran, per dedicarci in seguito a una trattazione particolareggiata dei suoi pregi e delle sue caratteristiche, esaminando i centri di tessitura di varie provincie. Nelle zone centrali e sud-orientali dell’Iran esistono due grandi deserti che occupano importanti estensioni dell’area globale del paese. In questi deserti, specialmente in prossimità delle loro fasce centrali, non vi sono tracce di esseri viventi, né, conseguentemente, segni dell’esistenza della tessitura del tappeto; ma, appena al di fuori di essi, sorgono città dai nomi ben noti, divenuti emblematici in questo ambito, quali Nà’in, Kàshàn, Qom, Yazd, Ràvar e Birjand, produttrici dei migliori tappeti dell’Iran.

Nelle città e nei villaggi delle coste meridionali del Mar Caspio e nei pressi del Golfo Persico e del Mare di ’Oman, la tessitura del tappeto non ha raggiunto una grande diffusione. La causa principale di ciò, nelle province di Gilan e di Màzandaràn, si può attribuire a diversi fattori: primo, la relativa agiatezza degli abitanti di quelle regioni, dovuta all’esistenza di abbondanti risorse naturali e alle possibilità offerte dal turismo; secondo, la mancanza di passione da parte degli uomini per la tessitura; terzo, gli impegni pressoché costanti delle donne nei campi di riso e nelle coltivazioni di tè, di agrumi e di gelsi, che non giustificano la necessità di occuparsi anche della tessitura dei tappeti, oltre a non lasciarne il tempo materiale.

D’altro canto, le zone perennemente coperte di neve della catena montuosa degli Alborz, e quelle sottostanti ricoperte da una vegetazione molto fitta (foreste), non sono luoghi adatti all’allevamento delle pecore e non garantiscono l’occorrente per una eventuale tessitura del tappeto.

Solo nella regione di Kelàr-Dasht e, negli ultimi anni, di Rasht, di Bàbol e di Àmol, la tradizione della tessitura ha raggiunto una certa consistenza.

I tappeti di Kelàr-Dasht hanno prevalentemente dimensioni di corsie o ridotte, e sono decorati, sul campo, con disegni geometrici. Vi predominano i colori rosso, nero e altre tonalità scure. Sono realizzati con nodo turco e la qualità dell’annodatura è mediocre.

Negli ultimi anni, nella provincia di Rasht e nei suoi dintorni si sono prodotti tappeti di media qualità su imitazione dei disegni di Qom.

La poco considerevole diffusione dell’arte della tessitura nei paraggi del Golfo Persico e del mare di ’Oman è dovuta invece alla scarsa densità di popolazione di quelle zone, alla mancanza anche in questo caso di prati e di pascoli per l’allevamento delle pecore, nonché alla principale occupazione degli abitanti della costa, dediti all’industria petrolifera, agli scambi di confine, al contrabbando, alla pesca, e spesso impegnati in migrazioni temporanee o permanenti verso gli Emirati arabi, il Bah-rein, il Kuwait.

Pertanto, se trovassimo dei manufatti nell’ambito della produzione artigianale di queste zone, essi sarebbero di tipo elementare e prevalentemente in forma di Gabbé.

Nella mappa i centri di produzione del tappeto persiano sono ben distinti in due zone: una verde chiaro e una verde scuro. La zona più scura indica una maggiore concentrazione di laboratori, segno che questa industria assume qui un’importanza superiore; nella zona più chiara, pur essendo l’arte della tessitura diffusa, essa non lo è nelle stesse proporzioni e non gode dello stesso risalto.

Da un’attenta osservazione di questa mappa appare subito chiaro che un gran numero di città e di porti iraniani, benché considerevoli da un punto di vista politico e commerciale, rimangono fuori da ambedue le zone. Portiamo ad esempio le città di Rezàye, Ahvàz, Abàdàn, Dezful, Sari, Bandar-Korramshahr, Bandar-Bushehr, Bandar-’Abbàs e altre. Nei mercati e nei punti di compra- vendita del tappeto non si trovano mai tappeti di Abàdàn o di Ahvàz ecc., per le ragioni illustrate poc’anzi. Perciò nel prendere in esame i vari centri di tessitura regionali dell’Iran procederemo senza farci influenzare dall’interesse politico o geografico delle regioni, e occupandoci esclusivamente dell’arte del tappeto, considerata secondo un’ottica storica e in base ai suoi valori artistici, alle caratteristiche tecniche e anche, ove possibile, economiche.


Azerbàijàn

La fertile e ampia regione dell’Azerbàijàn si trova nell’Iran nord-occidentale, al confine meridionale dell’Unione Sovietica e a oriente della Turchia. Attualmente è divisa in due regioni: occidentale e orientale.Nell’Azerbàijàn occidentale l’arte del tappeto non ha una grande diffusione; al contrario, in quello orientale e soprattutto al suo centro, nella città di Tabriz, questa industria raggiunge un notevole sviluppo. La tessitura del tappeto a Tabriz ha un’origine molto lontana. Al tempo del sultanato di Halaku-Khàn dei Moqhul questa città era tra i principali centri di produzione e compravendita dei tappeti, e qui, di pari passo con la città di Herat (nel Khoràsàn antico) la tessitura del tappeto progredì enormemente.I tappeti di tutte le misure prodotti a Tabriz sin dall’antichità sono stati elogiati per la loro resistenza, per i disegni originali e per i colori gradevoli nonché per l’eleganza della loro tessitura, sempre molto richiesta nei mercati iraniani e stranieri. L’Azerbàijàn vanta una posizione di rilievo nello sviluppo dell’industria del tappeto in Iran e, a ragione, si può affermare che l’espansione e l’esportazione del tappeto persiano nei mercati occidentali hanno impegnato molto, negli ultimi cento anni, esperti tessitori e appassionati commercianti azerbàijàni. In Azerbàijàn la tessitura del tappeto varia dal tipo più grossolano al più pregiato. Lo stesso avviene per il numero dei nodi che, su sette centimetri lineari, può variare tra 18 e 70.Negli anni passati, e anche ultimamente, Tabriz ha prodotto un numero notevole di pezzi eleganti e finemente annodati, mentre i tappeti provenienti dalle altre città di questa regione sono per lo più rozzi e grossolani. La maggior parte dei tappeti azerbàijàni sono lavorati con due fili di trama e hanno tutti un nodo di tipo turco. Meno comune in questa regione l’uso del nodo fraudolento (joftt), particolare che va tutto a favore della resistenza e della durata dei tappeti azerbàijàni.Gli operai tessitori di Tabriz, secondo il disegno e la preziosità del tappeto, intrecciano giornalmente da otto a dodicimila nodi e i più abili tra loro possono arrivare anche a quindicimila. Una parte delle lane usate nei centri di tessitura dell’Azerbàijàn provengono dalle pecore di Màku e di Moqàn e la loro qualità è davvero eccellente; un’altra parte è assicurata dalle pecore di Rezàye, di Khoi o di Salmàs oppure proviene da paesi stranieri, come l’Australia; a volte infine, per la tessitura dei tappeti più pregiati, viene usata la lanugine.Nei tempi antichi, specie nel secolo diciannovesimo, Tabriz era uno dei centri più rinomati per la produzione dei tappeti in seta; oggi questo tipo di manufatto viene eseguito esclusivamente su ordinazione.I colori più ricorrenti nei laboratori di tintura dell’Azerbàijàn sono prevalentemente scuri e nelle tonalità del rosso, dell’azzurro, del giallo, del verde, dell’arancione bruciato e del beige, ma non sono escluse altre tinte eventualmente richieste dal mercato.Approssimativamente, si può dire che il 50% dei colori usati nei laboratori di tintura di questa regione derivino da sostanze naturali o vegetali, e il resto da una serie di colori chimici.I tappeti prodotti a Tabriz negli ultimi sessant’anni sono decorati prevalentemente con disegni «a vaso», con alberi, con mehrab e lanterne, con animali e scene di caccia, con motivi herati, con rami e foglie, con fiori piccoli e sparsi, con disegni «a scacchiera» o a «reticolato», con paesaggi naturali. I tappeti prodotti a Tabriz vanno da dimensioni molto ridotte a misure molto grandi. In questa città attualmente sono in attività numerosi laboratori di annodatura dei tappeti: tra tutti ricordiamo i nomi di Tabàtabài, A’ià-Bàft e ’Emad, la tessitura dei quali è molto apprezzata sia dagli acquirenti nazionali che da quelli stranieri.Alcuni dei disegni riprodotti in questi laboratori sono stati imitati in altri centri di tessitura iraniani come Kermàn e Qom, nonché dalla Romania e dal Pakistan.L’arte della tessitura del tappeto è diffusa anche nelle rimanenti città dell’Azerbàijàn, che elenchiamo di seguito.


Marand

A sessantotto chilometri a nord di Tabriz, sulla strada per Rezà’ieh, si trova la provincia di Marand, nella quale già anticamente si svolgeva un’intensa attività di annodatura. I disegni e la tessitura di Marand, nonché della provincia di Khoi, denotano una grandissima somiglianza con quelli tipici di Tabriz, tanto che distinguerli dai tappeti grandi e piccoli di Tabriz non è impresa facile. Negli ultimi anni, il laboratorio di Haj-Jalili, con una produzione costante di tappeti eleganti e pregiati, ha conferito alla tessitura di questa provincia una notevole fama.


Ardabil

Durante la seconda guerra mondiale, che fu causa in Shirvan e in altre zone del Caucaso di una brusca interruzione della tradizione della tessitura del tappeto, i tessitori di Ardabil riuscirono ad aprirsi un varco nei mercati di tappeti migliorando la qualità dei loro disegni e la tecnica di tessitura.I disegni dei tappeti di Ardabil indicano in modo particolare l’influenza dei disegni del Caucaso, di Tabriz e anche di quelli kurdi.I colori in essi prevalenti sono le tonalità dell’azzurro turchese, del bianco panna, del blu, del beige e a volte anche del verde.


Saràb

La città di Saràb, che si trova a ottantasei chilometri a sud-est di Ardabil, era in passato tra i centri di maggior rilievo dell’area azerbàijana per la lavorazione del tappeto. Qui, e nelle zone limitrofe, si producono delle corsie molto resistenti e robuste, di color rosso robbia, con bordi rossi e bianchi.Anticamente i tappeti di Sarab venivano annodati con lana di cammello, sostituita oggi da quella di pecora. La maggior parte dei pezzi prodotti in questa zona sono lunghi da uno a sei metri e larghi circa un metro. Generalmente il loro campo presenta medaglioni di forma romboidale.


Heris

A fianco della strada principale che collega Tabriz alla provincia di Ahar, si trova il distretto di Heris che gode di una notevole fama in virtù della sua rinomata lavorazione di tappeti in seta e in lana, ottimi per qualità e colore, molto richiesti anche in passato dai mercati di tutto il mondo. Heris comprende trenta villaggi, in ognuno dei quali si tessono tappeti con due fili di trama. I manufatti annodati di questa zona, sebbene tutti caratterizzati da uno stesso stile, non sono molto simili l’uno all’altro Generalmente sono di dimensioni medie e grandi o anche in formato corsia; il disegno è stilizzato. Il medaglione centrale domina sul campo del tappeto, tanto che lo ricopre quasi per intero. Anche gli angolari, ove siano presenti, riprendono la decorazione del medaglione centrale. I tessitori di Heris anticamente prendevano le lane a loro necessarie dai greggi della tribù Shàh-Savan e le tingevano con sostanze vegetali presenti nella zona in grande abbondanza, mentre oggi usano matasse di lana filata e colorata a Tabriz.Riguardo ai colori, nei tappeti di Heris prevalgono il rosso tendente al marrone, il rosa chiaro o carico, l’azzurro chiaro e scuro e l’avorio.Oggi i disegni di Heris sono imitati in India e in Romania, ma dal punto di vista della qualità e del colore i tappeti di questi due paesi sono facilmente riconoscibili da quelli originari della provincia azerbàijàna. Nel villaggio di Bakhshàiesh, dipendente da Heris, è consueta la lavorazione di tappeti molto simili a quelli di Heris, benché caratterizzati da una tessitura meno raffinata. Sempre nelle vicinanze di Heris, troviamo altri villaggi i cui abitanti sono impegnati nell’annodatura dei tappeti; tra questi è Qaraje che gode di maggior notorietà, per la sua produzione di tappeti di color rosso cupo. Sul campo di questi esemplari si notano tre medaglioni. Lo spazio esistente tra essi e i bordi del tappeto è colmato da motivi geometrici. La loro caratteristica principale è la trama, costituita da un solo filo. La produzione di questo villaggio offre tappeti di dimensioni grandi e piccole, e corsie. La larghezza delle corsie va da un metro a un metro e dieci centimetri, non essendo molto comune la misura inferiore.


Meshkin-shahr

Meshkin-shahr offre corsie dalla consistenza piuttosto robusta e dai colori relativamente carichi e caldi. Proprio la loro fondamentale robustezza ne fa dei tappeti molto apprezzati e richiesti.


Moqàn

Nel distretto di Moqàn e sulle rive del fiume di confine, l’Aras, l’arte della tessitura è abbastanza fiorente. I disegni dei tappeti di questo distretto sono influenzati prevalentemente dai moduli decorativi caucasici.


Zanjàn

A Zanjàn, una città a metà strada fra Teheran e Tabriz, si confezionano tappeti di vario tipo. Un primo tipo riguarda tappeti e corsie con due fili di trama e dalla consistenza piuttosto robusta; un altro gruppo è costituito da tappeti, sempre a due fili di trama, ma dotati di una tessitura più fine, prodotti nel distretto di Afshàrie e frutto dell’imitazione dei disegni e dei colori di Bijàr; questi tappeti si commerciano sul mercato a prezzi inferiori rispetto a quelli di Bijàr. Infine, troviamo i tappeti che riprendono i disegni caratteristici di Hamedàn. Fanno parte di quest’ultimo gruppo alcuni esemplari antichi dai colori molto gradevoli, tra i quali spiccano l’azzurro chiaro, l’arancione pallido, ma anche il nero, un colore che nei tappeti persiani trova di solito scarsa applicazione. Oltre a queste tinte, nel complesso dei tappeti di Zanjàn troviamo tonalità più classiche come il rosso, l’azzurro, il beige e il marrone. I formati preferiti dai tessitori di Zanjàn sono generalmente i dozar’i e le corsie.


Kurdistan e Kermànshàhan

Le tribù kurde rappresentano i discendenti più antichi dei popoli Arii e da 4.000 anni a questa parte occupano la zona situata tra il sud del Caucaso, il nord dell’Iraq e l’oriente della Turchia, alle pendici della catena dei monti Zagros. Le pianure e le falde dei monti che hanno accolto le tribù kurde dell’Iran, sono tra le regioni di massima importanza per l’allevamento del bestiame. Le lane prodotte dalle pecore di queste tribù oltre a soddisfare il fabbisogno locale, vengono in parte vendute anche agli altri centri di fabbricazione dei tappeti dell’Iran. La tessitura del tappeto è qui una professione antichissima, intrapresa per la prima volta molti anni fa dai Kurdi stabilitisi nei centri cittadini e nei villaggi di questa regione; questa tradizione ha conferito, come logico, una notevole fama anche agli altri tappeti persiani, commerciati sui mercati internazionali. I prodotti annodati a mano dai diversi ceppi kurdi e dalle popolazioni sedentarie residenti nelle regioni del Kurdistan e di Kermànshàhàn, a parte il nodo usato che è di tipo turco, non sono somiglianti tra loro, né nel disegno, né nel colore, né nel vello, né nelle trame. Pertanto, per una conoscenza più dettagliata, dovremo esaminarli singolarmente, secondo la loro zona di provenienza.


Sanandaj (Senneh)

A Sanandaj, centro della regione kurda, anticamente chiamato Senneh, già da uno o due secoli vengono lavorati i più raffinati tappeti di tutto l’oriente. I tessitori di Sanandaj adoperano fibre molto ritorte, per cui ogni singolo nodo è perfettamente distinguibile sul rovescio dei loro tappeti. 1 pezzi annodati attualmente a Sanandaj sono per lo più di tipo omogeneo: l’abilità dei loro tessitori e dei disegnatori non ha apportato migliorie di rilievo negli ultimi anni, anzi, se osserviamo i tappeti rinomati e stupendi appartenenti alla produzione passata di Sanandaj, possiamo affermare senz’altro che la raffinatezza degli attuali elaborati risulta, al paragone, un po’ diminuita. I tessitori locali hanno generalmente la tendenza a realizzare tappeti di dimensioni ridotte, schienali zar-o-nim, tappeti da Sajjàdeh e, solo raramente, tappeti pardo’i. La tintura in questa zona è eseguita con rara perfezione. Si usano in prevalenza colori naturali nei toni dell’azzurro-blu, del rosso, del verde pistacchio, dell’avorio, dell’oro, del rosa pesca, del marrone e del verde. La lana utilizzata è quasi sempre del tipo filato a mano, e molto sottile. Predominano i disegni geometrici su schemi con grandi medaglioni a sei punte e strisce di mazzi di fiori; quest’ultimo simbolo è realizzato dagli artisti di Sanandaj sempre con notevole abilità e fantasia. La forma dei loro botté richiama alla mente quelli dei tappeti di Qom, Aràk, Karman e Birjand. Fondamentalmente, il botté ha sempre incontrato il favore degli appassionati di tappeti sia nello stile geometrico, o in quello curvilineo, sia in forma isolata, o nei motivi derivati, o anche ripetuto su tutto il campo. La sua sagoma scaturisce dalle mani dei progettisti di disegni per tappeti sempre come forma perfetta e attraente.Un altro disegno riscuote grande successo in molti centri di tessitura iraniani: è il motivo herati, molto comune nella tradizione di Sanandaj. Qui, infatti, il disegno herati e il botté sono realizzati in stile geometrico su tappeti con un medaglione a sei punte e con un bordo del tutto particolare, al cui interno grandi figure di botté si rincorrono l’una con l’altra come le perle di un rosario, incorniciando un campo che si presenta interamente decorato da motivi herati.Nei tappeti di Sanandaj si trovano anche le immagini dell’albero e del cespuglio. Questo modulo è composto da cipressi, salici piangenti e platani, alberi abbastanza comuni anche nei motivi decorativi del Luristàn e di Joshe-qàn.


Bijàr

La provincia di Bijàr con i suoi dintorni è uno dei centri maggiormente celebrati dell’Iran grazie alla sua produzione di tappeti di buona qualità e di grande resistenza. In questa città si esegue sempre una tessitura con nodo turco e molto pressata. Infatti i tessitori di Bijàr fanno generosamente scorrere tra gli orditi del tappeto anche fino a cinque fili di trama; inoltre a causa della ricchezza del vello, generalmente lungo, i loro tappeti risultano sempre molto pesanti e non si possono piegare facilmente. Perciò in caso di trasporto, è bene arrotolarli: non usando questo accorgimento si potrebbero rompere o lacerare con facilità. La produzione di Bijàr annovera pezzi che misurano da 1,5 a 10 metri, ma le dimensioni maggiormente richieste sono quelle che vanno dai 6 agli 8 metri quadrati. Tra i colori predominano le tonalità del rosso, dell’azzurro chiaro, del blu, del beige e dell’arancione. Come in altre città del Kurdistàn, anche a Bijàr si può rinvenire il fenomeno deWabrash (una sfumatura di tono conseguente a una tintura non omogenea), che a volte non è privo di finezza e di un suo fascino particolare. I migliori tappeti Bijàr escono dalle mani dei tessitori afshàrie, i quali vivono a Bijàr e nei dintorni di Takàb; qualche volta i loro manufatti mostrano somiglianza con i tappeti della tribù afshàr, residente nelle vicinanze di Kermàn.A Bijàr non è infrequente anche il motivo herati del medaglione con gli angolari. Questo tipo di decorazione è impiegato in vari modi nei disegni dai tessitori locali. Le figure si collocano a volte all’interno di un medaglione a sei punte sospeso nel campo spoglio del tappeto, altre volte costituiscono la decorazione principale dello sfondo su cui spicca un grosso medaglione interamente ricoperto da motivi floreali.Qui va ricordato che nel XIX secolo le immagini di alcuni tappeti persiani erano vagamente influenzate dai motivi e dai disegni europei, in particolar modo francesi, e possiamo testimoniare che tale influenza artistica è effettivamente rilevabile in alcuni tappeti fioriti di Kermàn, di Farahàn e in un gruppo di tappeti Bijàr decorati con bouquet di rose.Tra gli altri disegni realizzati con grande maestria dai tessitori di Bijàr, meritano un cenno particolare le com- posizioni di fiori e usignoli, il motivo floreale a tutto campo con figure di scorpione e cumuli di nuvole cinesi sui bordi, oppure il floreale a tutto campo con fiori a otto petali (botté kurdo) delimitato da bordure a decorazione herati.


Songor-Kolià ’i

Le tribù Kolià’i vivono presso la città di Songor, al centro del triangolo le cui punte sono costituite dalle città di Hamedàn, Kermànshàh e Sanandaj e i loro manufatti vengono smerciati principalmente nelle città di Songor e nelle sue adiacenze. Di solito le tribù dei Kolià’i producono tappeti di 130x250 centimetri circa, benché siano reperibili anche pezzi di altre misure come i «kalleghi piccoli» che vanno da 120 a 160 centimetri di larghezza e da 220 a 280 centimetri di lunghezza.I tappeti dei Kolià’i, molto compressi, hanno trama e ordito di cotone e un vello di altezza media. Le loro fibre sono filate con cura e quasi sempre tinte con sostanze naturali nelle tonalità chiare dell’azzurro, del rosso e di altri colori classici. Come nei tappeti di Bijàr, anche nei manufatti realizzati da queste tribù si può trovare l’abrash. Nell’ambito dei tappeti dei Kolià’i possiamo trovare disegni di diverso genere: fra tutti ricordiamo alcuni esemplari decorati dai tessitori locali con disegni Bijàr su schemi Iterati stilizzati e che, nello sfondo chiaro dei loro medaglioni, recano semplici figure isolate di volatili.Nel campo principale del tappeto, all’interno del quale è stato sistemato un medaglione a sei punte, si notano dei disegni iterati, mentre il bordo è ornato da figurazioni insolite. In altri tappeti di questa zona, caratterizzati da un medaglione a forma di orologio, è evidente il legame tra i disegni dei Kolià’i e i disegni di Farahàn, di Tafresh e di Kharaqàn. Allo stesso modo alcuni altri tappeti con medaglione richiamano i motivi decorativi di Ladik, in Turchia.


Kermanshah

Nella città di Kermanshah (centro della regione del Kermànshàhàn, recentemente chiamata Bàkhtaràn) e nei suoi dintorni, si annodano tappeti simili a quelli prodotti ad Hamedàn: si tratta di corsie o di tappeti kalleghi con ampi bordi color cammello. L’arte del tappeto è più o meno diffusa anche tra le altre popolazioni kurde residenti in queste due regioni, come le tribù dei Sanjàbi, dei Guràni, dei Kalhor e dei Giafi.


Hamedàn

La città di Hamedàn, conosciuta in passato come Hegmatane o Ekbatan, è una delle più antiche dell’Iran, ricca di una storia millenaria. Fu scelta come capitale, per la prima volta nella storia dell’Iran, dai capi della stirpe dei Medi.Hamedàn subì molte volte le aggressioni dei Turchi selgiuchidi e ottomani: per questo motivo le popolazioni locali adottarono la lingua e la cultura dei popoli Turchi. Quella di Hamedàn è una delle province più importanti dell’Iran per la tessitura dei tappeti che produce in gran numero. In questa zona più che altrove, è facile trovare manufatti abbastanza economici; in verità, la maggior parte di essi è commerciale e di media qualità, ma non è rara anche la tessitura di tappeti pregiati, specialmente nei laboratori che operano sotto il controllo della Società per Azioni del Tappeto Persiano.I tappeti di Hamedàn presentano una decorazione di stile curvilineo, o stilizzato, o anche geometrico; e i disegni più ricorrenti sono il medaglione, il bouquet di fiori, il botte-miri (dal nome del villaggio, Mir), le strisce di cartigli floreali, il motivo herati e il disegno zell-e-soltàn. In questa regione i disegni variano di zona in zona, nel senso che, per esempio, nelle città e nelle campagne che si trovano in prossimità di Aràk, tutte le immagini risentono dell’influsso dei motivi ornamentali di quella regione, mentre nei centri di tessitura vicini a Bijàr e Zanjàn la decorazione dei tappeti si rifà alle figure tipiche di queste due città.A volte anche i tappeti di Hamedàn, sempre per quanto concerne il disegno, mostrano una certa somiglianza anche coi tappeti lavorati a Mashhad e a Kermàn, pur differenziandosi da essi per il tipo di nodo attualmente usato, per i colori e per le tecniche di tessitura. I tappeti di Hamedàn sono prevalentemente di tipo compatto e folto e sono annodati con nodo ghiordes.Qui, in passato, si intessevano corsie di color beige e di lana di cammello: risultavano particolarmente adatte a rivestire i corridoi lunghi e scuri dei palazzi europei, motivo per cui se ne aveva un’eccezionale richiesta sui mercati occidentali.I colori impiegati nei tappeti di Hamedàn sono quasi sempre vegetali, nelle tonalità del rosso, del blu, del beige o di altri colori classici, ma vengono utilizzati anche colori chimici.Le altre città e i villaggi di questa regione i cui abitanti sono dediti alla tessitura sono elencate qui di seguito.


Dargazin

A Dargazin, situata sulla strada che va da Qazvin ad Hamedàn, si trova uno dei maggiori centri di tessitura di tutta la regione. Gli artigiani tessitori di Dargazin annodano tappetini e corsie di qualità media o buona, usando la lana delle pecore della tribù degli Shàh-Savan e tinte naturali. I tappeti di Dargazin possiedono una luminosità e una lucentezza particolare, molto meno comune nei tappeti di Hamedàn.


Kharaqàn

La zona di Kharaqàn, sita a nord-ovest di Hamedàn, vanta una produzione di tappeti in stile geometrico, decorati con i motivi dell’angolo e del medaglione. I medaglioni, qui, hanno pesanti pinnacoli come nei disegni kurdi, con la sola differenza che le fibre sono meno ritorte e meno fitte. Sullo sfondo dei tappeti dominano i toni dell’azzurro, benché non sia raro trovarvi anche i classici rosso e beige. A volte nei manufatti di Kharaqàn compaiono anche i motivi herati o gli alberi: si trovano spesso sul mercato con la denominazione di tappeti della tribù shàh-savan.


Borchàlù

Nella zona circondata dalle province di Hamedàn, Tafresh e Farahàn, vive una tribù di turchi, i Borchàlù, i cui tappeti sono tra i migliori di tutta la regione. La decorazione di questi pezzi è prevalentemente di tipo floreale, con i motivi dell’angolo e del medaglione, oppure con il disegno herati nelle tonalità del rosso e del beige.Le misure dei loro tappeti sono quasi sempre do-zar’i oppure anche zar-o-nim.


Mehrabàn

Settanta chilometri a nord-ovest di Hamedàn si trova la zona di Mehrabàn, dove si producono due particolari tipi di tappeto. Il primo è il tipo antico, principalmente di stile geometrico, reperibile generalmente come corsia larga o tappeto do-zar’i; il secondo tipo comprende un gruppo di corsielunghe e strette lavorate nello stesso stile dei tappeti «Saruq americani». La qualità delle fibre e dei colori usati è relativamente buona.A sud di Mehrabàn si trovano la zona di Kabutar- Àhang e la provincia di Bahàr, dove, in un passato non molto lontano nei laboratori di tessitura si preparavano dei tappeti di qualità eccellente.


Malàyer

Nella regione di Hamedàn, Malàyer è senz’altro uno dei centri di produzione di tappeti di una certa rilevanza: qui si annodano esemplari pregiati, luminosi e colorati. Varie sono le dimensioni: troviamo corsie, tappeti sajjà- deh e kalleghi. I manufatti annodati di Malàyer assomigliano molto più a quelli prodotti nella zona di Aràk e specialmente a quelli di Sàruq e Farahàn, che ai tappeti di Hamedàn. Anticamente venivano annodati a Malàyer dei tappeti decorati con figure di botté a tutto campo, molto simili ai tappeti antichi di Shirvan (città del Caucaso) e di colore rosso vivo con sfondi azzurro cupo.


Nahàvand

Nella provincia di Nahàvand si tessono tappeti di dimensioni grandi, sajjàdeh stretti, corsie ampie e di rado tappeti zar-o-nim, nei toni relativamente scuri del rosso e dell’azzurro.


Tuiserkàn

La maggior parte delle caratteristiche cromatiche e tecniche della tessitura di Nahàvand e di Malàyer (e, prima fra tutte, l’assoluta preponderanza del colore azzurro intenso) è più o meno presente anche nei tappeti di Tuiserkàn; ma qui la qualità dei materiali utilizzati è meno pregiata rispetto a quanto avviene nelle lavorazioni di Malàyer e Nahàvand, essendo anche le dimensioni dei tappeti più contenute in confronto alle misure dei manufatti provenienti da quelle città.


Mazlaghan e Noubaran

Sono due paesini ad ovest di Sàveh, dove si creano manufatti caratterizzati da una decorazione particolare. Nel tappeto gli angolari sono divisi dal campo principale per mezzo di nastri uncinati e chiari. Il campo e gli angolari sono a loro volta coperti da un reticolo simile al merletto, consistente in fiori a forma di stella. Anche il medaglione a sei punte è separato dal resto del campo dalle linee stilizzate descritte sopra.


Anjilas

Da Anjilas, situata nella parte meridionale della provincia di Hamedàn, provengono i migliori tappeti della regione, generalmente con disegno herati e realizzati con i migliori filati; in teoria, il loro valore supera quello di tutti gli altri tappeti di Hamedàn. In linea di massima il disegno herati è molto apprezzato nell’ambito dei motivi ornamentali persiani e, quando viene realizzato con eleganza, misura e in tonalità calde e proporzionate come avviene ad Anjilas riscuote anche molto successo. Il motivo herati, così come appare nei manufatti di questa zona, è senza medaglione e i suoi angolari a forma di triangolo, assieme allo sfondo color turchese, evidenziano un delicatissimo equilibrio cromatico.


Hossien-Abàd e Jokàr

Nei laboratori di Hossein-Abàd e di Jokàr si annodano tappeti con disegno herati. Mediocre è la tessitura di Hossien-Abàd, mentre a lokàr in complesso risulta più nitida e realizzata con filati migliori.


Asad-Àbàd e Alamdàr

Nella regione di Asad-Àbàd, che si trova sulla strada che congiunge Hamedàn a Kermànshàh, si annodano tappeti sajjàdeh con disegno herati, senza medaglione e dalla tessitura piuttosto grossolana. Rispondono più o meno alle stesse caratteristiche anche manufatti di Alanidar: anche qui le misure possono essere sajjàdeh, oppure zar-o-nim. Il motivo ornamentale prevalente è il disegno herati senza medaglione e con angolari a merletto molto minuto, su uno sfondo per lo più azzurro.


Zàghe

A Zàghe e nei paesini limitrofi si possono trovare tappeti e corsie di qualità relativamente buone. Recano, in genere, un medaglione di forma romboidale il cui spazio circostante, così come i piccoli angolari del tappeto, è stato decorato con un nastro uncinato.


Qoltoq e Qaragozlu

Tra i migliori tappeti dell’area di Hamedàn, ci sono quelli prodotti dalle tribù dei Qoltoq e dei Qaragozlu. Il disegno dei Qoltoq è simile a quello dei Sàruq, mentre i tappeti prodotti dalla tribù dei Qaragozlu (che vive tra Bijàr e Hamedàn) somigliano a quelli turchi e sono estremamente sottili e raffinati.


Luristàn

Le tribù dei nomadi Lor sono tra le più antiche dell’Iran; vivono nella parte occidentale del paese, alle pendici della catena montuosa degli Zagros, fra le popolazioni cittadine e le altre tribù stabilite in questo ampio spazio, che comprende le regioni del Fàrs, del Boyer-Ahmad, di Esfahàn, di Bakhtiàri, di Aràk, di Hamedàn e del Lureistàn.Abitano in tende e raramente in dimore fisse, fedeli alle tradizioni della loro stirpe. Le tecniche e i disegni dei tappeti dei diversi ceppi dei Lor sono più o meno dello stesso tipo in tutta la regione; i loro tappeti sono in prevalenza di stile geometrico, tinti con colori naturali e di consistenza compatta. La tessitura dei tappeti noti col nome di gabbé, di cui tratteremo nel paragrafo dedicato ai Fàrs, è caratteristica proprio di queste tribù. Si tratta prevalentemente di esemplari di piccole dimensioni: un particolare certamente non costante, dato che fra i manufatti di alcune popolazioni Lor residenti a Nasr-Abàd (a sud di Esfahàn), si trovano anche tappeti parde’i e kalleghi, o comunque di dimensioni piuttosto grandi. Khorram-ÀbàdLa città di Khorram-Àbàd è il capoluogo della regione del Luristàn; situata sull’autostrada che va da Teheran a Ahvàz, rappresenta il centro principale per la vendita dei tappeti prodotti dai tessitori che vivono in questa regione e da tutte le tribù coabitanti in essa.Tra le peculiarità della produzione di Khorram-Àbàd vanno menzionate la tessitura folta, l’uso dei colori scuri (azzurro-blu, marrone, rosso, porpora e grigio), alcuni ampi do-zar’i le cui dimensioni corrispondono circa a 200 x 150 centimetri, e il costo tutto sommato contenuto. Uno dei disegni ricorrenti nella tessitura dei loro gabbé è un motivo derivante dalla sagoma dei salici piangenti (bid-e-majnun) e dei cipressi; in questo schema, i tronchi degli alberi, quasi celati da rami e foglie, dividono lo sfondo del tappeto in due parti uguali. Il medaglione dei tappeti di Khorram-Àbàd può essere unico o doppio all’interno del tappeto e con picche grandi e ripetute a strati. A volte nei quattro angoli del campo del tappeto, in prossimità degli angolari, si nota un disegno geometrico raffigurante un grappolo d’uva. Simili ai tappeti di Khorram-Abàd sono quelli di Ilàm, benché più grezzi e disadorni. In questa regione, a parte la zona di Khorram-Abàd, l’arte di tessere tappeti è abbastanza diffusa anche in altre province e in altri villaggi, fra i quali Borujerd e Saràband meritano un discorso più diffuso.


Khorram

ÀbàdLa città di Khorram-Àbàd è il capoluogo della regione del Luristàn; situata sull’autostrada che va da Teheran a Ahvàz, rappresenta il centro principale per la vendita dei tappeti prodotti dai tessitori che vivono in questa regione e da tutte le tribù coabitanti in essa. Tra le peculiarità della produzione di Khorram-Àbàd vanno menzionate la tessitura folta, l’uso dei colori scuri (azzurro-blu, marrone, rosso, porpora e grigio), alcuni ampi do-zar’i le cui dimensioni corrispondono circa a 200 x 150 centimetri, e il costo tutto sommato contenuto. Uno dei disegni ricorrenti nella tessitura dei loro gabbé è un motivo derivante dalla sagoma dei salici piangenti (bid-e-majnun) e dei cipressi; in questo schema, i tronchi degli alberi, quasi celati da rami e foglie, dividono lo sfondo del tappeto in due parti uguali. Il medaglione dei tappeti di Khorram-Àbàd può essere unico o doppio all’interno del tappeto e con picche grandi e ripetute a strati. A volte nei quattro angoli del campo del tappeto, in prossimità degli angolari, si nota un disegno geometrico raffigurante un grappolo d’uva. Simili ai tappeti di Khorram-Abàd sono quelli di Ilàm, benché più grezzi e disadorni. In questa regione, a parte la zona di Khorram-Abàd, l’arte di tessere tappeti è abbastanza diffusa anche in altre province e in altri villaggi, fra i quali Borujerd e Saràband meritano un discorso più diffuso.


Borujerd

Per Borujerd la tessitura del tappeto è tradizione artistica molto antica. Fino a cento anni fa, oltre ai laboratori di tessitura, funzionavano in questa città anche alcuni centri per la preparazione dei colori naturali, dove si essiccavano e si riducevano in polvere robbia, reseda, bucce e fiori di melograno e altri vegetali coloranti che, oltre a soddisfare il fabbisogno interno, venivano parzialmente esportati anche nei paesi europei. Borujerd produce tappeti di consistenza compatta, con trame di colore scuro e velli alti, nei colori rosso e azzurro intenso. Le misure variano: troviamo tappeti zar-o-nim, do-zar’i e corsie (kenàreh). Uno dei motivi ornamentali più ricorrenti è senza dubbio il disegno del botté a tutto campo. La sagoma del botte di Borujerd è molto grande, e sono sufficienti sedici o diciotto di questi elementi per riempire completamente il campo di un tappeto sajjàdeh. Esaminiamo ora, nell’ambito della tessitura di questa regione, il famoso disegno del botté comune nella zona di Saràband. In questa regione montuosa, situata tra Aràk e Borujerd, da molti anni si tessono tappeti con nodo turco e di varie dimensioni, decorati da botté ripetuti su tutto il campo. Non di rado sono arricchiti da medaglioni a forma di diamante. L’ornamento dei bordi ricorda un merletto e lo sfondo dei tappeti è prevalentemente di colore bianco. Fra le tinte predominano il rosso e l’azzurro.Anche in un villaggio di nome Màl-Mir si producono tappeti di qualità relativamente buona. La cornice color crema di questi esemplari è affiancata da numerosi bordi interni. Le dimensioni sono variabili: troviamo tappeti grandi e piccoli e non mancano esemplari di forma quadrata. Il botté di Màl-Mir è oggi il protagonista delle decorazioni di vari tappeti dell’india.


Esfahàn

La città di Esfahàn in epoca safavide rappresentava uno dei centri di maggior rilievo dell’Iran per la lavorazione del tappeto; infatti, furono aperti numerosi laboratori reali per la produzione di tappeti destinati ai sultani. Con l’estinzione della dinastia safavide ad opera degli Afghani, e in seguito a un periodo di frequenti guerre, un gran numero di artigiani e di tessitori abbandonò il suo mestiere.Oggi, come in passato, ad Esfahàn i creatori di disegni per tappeti traggono ispirazione prevalentemente dalle decorazioni delle maioliche semplici ed eleganti dei principali monumenti della città: Chehel Sotun, Meidàn Na- ghshe-Jahàn, Madreseh-chàhàrbàgh, Masjed-e-sheikh Lotf-ollah e gli altri edifìci storici. La fama dei tappeti di Esfahàn è dovuta alla loro peculiare raffinatezza, alla loro eleganza e alla loro finezza. Trovare un tappeto di Esfahàn che sia al di sotto di questi eccezionali canoni di bellezza è praticamente impossibile. Anche se i tintori della città hanno, in passato, utilizzato tinte sintetiche non adatte (come l’anilina), i tessitori hanno sempre dato il meglio di sé, riportando i tappeti di Esfahàn alla loro migliore qualità.L’ultimo esempio dell’arte dei tessitori di Esfahàn di cui si abbia notizia è un tappeto realizzato dall’artista persiano Yadollah Safdarzàdek. Si tratta di un’opera che è costata undici anni di lavoro continuo. Il tappeto è molto grande (5x2,7 metri); i nodi sono complessivamente 27.900.000 (169 per centimetro quadrato). Per la colorazione delle matasse di lana sono state utilizzate 1.200 tinte diverse. Il disegno è originalissimo; l’artista non si è servito di nessun modello precedente.Esfahàn, Na’in e il distretto di Barkhàr erano in passato le zone di maggior produzione di vegetali coloranti, specie di robbia; e, ancora oggi, sulle montagne e nelle pianure di quelle regioni crescono spontaneamente molte piante dalle proprietà tintorie. E questo il motivo per cui, anticamente nei laboratori di tintura era molto comune l’uso dei colori naturali. Oggi, purtroppo, nella colorazione dei filati per tappeti trovano un grande impiego i colori sintetici, e in particolar modo quelli con componenti al cromo. La gamma dei colori usati nei tappeti di Esfahàn non è molto ampia: predominano le tonalità del giallo crema, del beige, del rosso, del blu e del turchese.Le lane adoperate provengono dalle città di Kermàn, Yazd, dal Khoràsàn, da Kermànshàh e da alcuni paesi stranieri; la tradizione della tessitura del tappeto è viva anche in altre città e in vari distretti di questa regione. Ne parliamo qui di seguito.


Shahreza

Shàhrezà, anticamente detta Qomsheh, offre bei tappeti caratterizzati dai disegni tipici di Esfahàn. Fra quelli maggiormente ricorrenti in questa città e a Borujen (nella regione di Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri) ricordiamo il motivo di Shàh-Abbàsi con angolari e medaglioni uncinati. Qui, gli angolari, rifiniti da motivo a uncino, sono collegati tra loro in senso trasversale da una serie di linee, alcune dritte alcune curve, e con esse danno origine a un campo di forma ellittica molto allungata. Il bordo e il campo sono generalmente di due colori fra loro in netto contrasto, come azzurro cielo e blu, oppure bianco e rosso.Anche da Najaf-Abàd, Mobàrakeh e Murche-Khort provengono tappeti nello stile di Esfahàn, seppure di qualità molto commerciale.


Ardestàn

Ad Ardestàn, situata a metà strada fra Kàshàn e Nà’in, è in uso la lavorazione di tappeti sui modelli dei manufatti di Nà’in.


Faridan

A Faridan troviamo tappeti con disegno a mosaico che ricordano la tradizione bakhtiàri, mentre a Meymeh i tappeti risentono dell’influsso della vicina Josheghàn, distante solo diciotto chilometri.


Josheghàn

Il nome di losheghàn è celebre nella tessitura di questa regione e dell’Iran. La città, che si trova centoquaranta chilometri a nord di Esfahàn, deve tanta gloria principalmente all’antichità della sua tradizione tessile, ai disegni interessanti, alla lucentezza e alla stabilità dei colori dei suoi tappeti. Qui troviamo un tipo di lavorazione quasi sempre geometrico, su esemplari le cui dimensioni vanno dal do-zar’i in su. Questi disegni oggi sono molto copiati dai tessitori albanesi. Nei tappeti di Josheghàn la lana è di ottima qualità e molto ritorta, la tessitura è fine e i colori, luminosissimi, sono scelti fra le migliori tinte naturali.


Nà’in

Nà’in si trova sulla strada fra Esfahàn e Yazd, ai margini del deserto centrale. La notorietà di questa città negli anni passati era legata alla produzione molto fine di ’abà, una tunica senza maniche in lana di cammello; ma negli ultimi sessantanni, da quando cioè il governo centrale vietò l’uso dei costumi tradizionali e quindi anche quello degli ’abà, i tessitori di questi capi di vestiario, improvvisamente rimasti senza lavoro, si dedicarono alla tessitura dei tappeti. Il prodotto artigianale di questi nuovi arrivati nell’industria della tessitura del tappeto persiano fu un manufatto raffinato ed elegante che ebbe subito una grande fortuna nei mercati nazionali e in quelli stranieri. Inizialmente la decorazione dei tappeti di Nà’in era simile a quella ricorrente nei tappeti dei Bakhtiàri, di Yazd e, soprattutto di Esfahàn; solo dopo la seconda guerra mondiale riuscì a trovare uno stile proprio e caratteristico che le permise di collocarsi degnamente nel complesso ambito dei tappeti persiani. Caratteristica fondamentale dei tappeti di Nà’in è l’uso costante di colori dai toni freddi. Prediletti sono infatti il bianco, il blu, l’azzurro cielo, il beige e raramente il rosso. Per quanto riguarda le misure, esse variano dal tappeto poshti ai tappeti più grandi. Trama e ordito di questi manufatti sono di cotone, il vello è di seta, di lana, oppure di entrambi i materiali: in quest’ultimo caso la seta è utilizzata per la realizzazione dei contorni dei fiori e delle foglie. Sui tappeti di Nà’in i disegni più rappresentati sono il motivo di Shàh-’Abbàsi a tutto campo, strisce di corna di cerbiatto e animali, il motivo di Shàh-’Abbasi con medaglioni e angolari, bazu-bandi. Inoltre i tappeti di Nà’in sono annodati con nodi persiani il cui numero varia da duecentocinquantamila a un milione al metro quadro. Per classificare qualitativamente i tappeti di Nà’in si usano le espressioni shesh-la e noh-lat quando, svolgendo al contrario uno degli orditi del tappeto, esso si divide in tre fili, il tappeto è detto noh-la, mentre, se si divide in due soli fili, il tappeto è detto shesh-là, ed è ovviamente quest’ultimo il più pregiato.


Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri

La regione di Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri comprende due zone diverse, collegate l’una all’altra. Il distretto di Bakhtiàri si estende infatti tra i monti Zagros e il Khuzistàn, mentre la zona di Chàhàr Mahàl è sita nella parte orientale della regione, tra i monti Zagros e la città di Esfahàn.L’area di Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri è il centro principale e la zona delle migrazioni estive della grande tribù dei Bakhtiàri. La traiettoria della migrazione di questa tribù si estende dai dintorni di Shahr-e-Kord fino quasi a Masjed-e-Soleymàn e a Ize nel Khuzistàn.L’arte della tessitura dei tappeti in questa regione non conta più di centottant’anni, ed è necessario sapere che non tutto quello che porta il nome di Bakhtiàri è opera della omonima tribù nomade, in quanto spesso è frutto del lavoro dei tessitori di città e villaggi delle tribù qui insediate e anche degli Armeni che risiedono prevalentemente nella zona di Chàhàr Mahàl. La qualità e la tecnica della tessitura Bakhtiàri variano secondo le zone. È comune ovunque l’uso del nodo ghiordes, mentre la trama può essere costituita da uno o due fili.I tappeti bakhtiàri sono resistenti e tessuti in maniera relativamente compatta. Non è raro trovare esemplari che, grazie ai colori naturali e luminosi in essi impiegati e ai disegni interessanti e gradevoli, risultino molto piacevoli e decorativi. E questo vale sia per i tappeti che in passato venivano annodati per i capi bakhtiàri (z Khan), sia per quelli che oggi sono prodotti sotto la soprintendenza della Società Azionaria del Tappeto Persiano (Sherkate Sahàmie Farshe Iran).Gli artigiani locali preferiscono usare colori naturali, durante la tintura dei loro filati.Sono particolarmente apprezzati i toni del rosso, dell’azzurro, del verde, del giallo oro, del turchese, del blu e del marrone.Questa regione produce in prevalenza tappeti le cui dimensioni variano tra 2,80-6 e 12 metri quadrati, mentre vi è meno comune la lavorazione di tappeti zar-o-nim.I manufatti dei Bakhtiàri presentano quasi sempre una decorazione stilizzata. Assai comune è anche la manifattura di tappeti caratterizzati da un disegno suddiviso in quadri o simile al mosaico. Questo esempio di decorazione presenta il campo del tappeto regolarmente suddiviso in quadrati o esagoni; all’interno di ogni casella del reticolato che ne deriva spiccano motivi come salici piangenti (bid-e-majnun), cipressi, vasi ricolmi di fiori, uccelli ritratti nella boscaglia e forme isolate di botté, il tutto organizzato in modo tale che la figura e il colore di ogni casella differiscano dal disegno e dal colore della casella vicina.Attualmente questo modulo decorativo è oggetto di imitazione da parte dei tessitori di Qom e di Tabriz, che lo realizzano con un’annodatura più raffinata.I centri principali per l’attività tessile del Chàhàr Mahàl e Bakhtiàri sono rappresentati da Shahr-e-Kord (capoluogo della regione, situata 107 chilometri a sud-ovest di Esfahàn) e dai villaggi circostanti, quali Chàlshotor, Sà- màn, Shalamzàr, Qahferokh; e dalla provincia di Borujen con i paesini annessi (Boldàji, Gandomàn), nei quali, oltre ai tappeti a mosaico, esiste una produzione che ricalca i modelli della città di Esfahàn.A oriente di questa regione risiede una tribù di Lor di nome Yàlme, artefice di tappeti di tutto rispetto. La trama è buona; l’ordito e il vello sono prevalentemente di lana e le misure variano: troviamo tappeti poshti e tappeti di otto metri, ma predominano i manufatti zar-o-min e le corsie.I tappeti yàlame sono lavorati in stile geometrico (ma completamente diverso da quello dei disegni bakhtiàri), che riecheggia piuttosto la tradizione decorativa della tribù Qashqà’i. Essi sono venduti soprattutto nei mercati di Shahrezà e di Esfahàn, ma a volte se ne trovano alcuni esemplari anche a Shiràz.


Teheran

Per la città di Teheran l’arte della tessitura del tappeto non è una consuetudine molto antica. Si può dire, anzi, che qui essa nacque pressapoco centoventi anni fa, con immagini nuove ed interessanti, realizzate con colori armoniosi e con fantasia. In verità i motivi decorativi tipici di questa città non sono facilmente classificabili, data la giovane età dell’artigianato del tappeto; tuttavia si può aggiungere che ogni esemplare contraddistinto da figure gradevoli e da un nuovo tipo di decorazione non attribuibile ad alcun’altra zona è probabilmente opera di Teheran. Gli artisti tessitori di Teheran lavorano prevalentemente su sfondi chiari, sfruttando disegni antichi o immagini innovative e originali, e creando moduli con medaglione e angoli, decorazioni naturalistiche con alberi e animali, semplici disegni arborei, motivi geometrici a intarsio come usa a Shiràz oppure motivi a tutto campo o reticolato. E molto frequente nella tessitura il ritratto: un campo in cui gli artisti di Teheran eccellono per precisione e abilità. A causa della recente immigrazione e dell’insediamento a Teheran di numerosi operai tessitori provenienti dalle provincie, in questa città si possono reperire le più svariate tipologie di disegno e, per lo stesso motivo, Teheran è una delle poche città in cui siano praticate la tessitura con nodo turco e quella con nodo persiano. Le lane impiegate sono generalmente scelte fra i filati di buona qualità. Nei tappeti di Teheran il vello è tagliato piuttosto basso, un accorgimento usato dagli artigiani del telaio per dare maggior risalto ai particolari della decorazione. Il ruolo preminente ed emblematico detenuto dalla città di Teheran nell’ambito dell’arte e dell’artigianato del tappeto persiano, è dovuto ad una serie di concause tra le quali possiamo annoverare: la presenza in questa città della sede principale della Società Azionaria del Tappeto Persiano (Sherkate Sahàmie Farshe Iran); l’immagine che tale Società detiene in quanto garante della qualità del tappeto; l’esistenza sia a Teheran che nei dintorni, di fabbriche e di centri per il lavaggio, la filatura e la tintura di lane pregiate o standardizzate; il Museo dei tappeti e il grande Bazar della città, punto focale per il commercio del tappeto e delle materie prime necessarie alla sua esecuzione. La tessitura del tappeto è abbastanza comune anche in altre città e campagne della provincia di Teheran. In particolare, dai laboratori di Varàmin, Qazvin e Garma- sàr escono alcuni tappeti davvero pregiati. Qazvin, che continua una tradizione tessile molto antica, produce, e produceva in passato, tappeti eleganti, di grandi dimensioni e con sfondi floreali. Nella cittadina di Varàmin, immigrò, anticamente, un certo numero di tribù originarie del Luristàn che introdussero in questa zona i disegni e le tecniche di tessitura proprie della loro terra natia. Il disegno più ricorrente a Varàmin è il bel motivo del reticolato mina khàni, originario del Kurdistàn.


Qom

Sebbene in questa città la consuetudine di tessere tappeti abbia solo una cinquantina d’anni, tuttavia il nuovo arrivato tappeto di Qom è riuscito a farsi onore e a raggiungere la notorietà in virtù di disegni originali, di una tessitura raffinata e di colori armoniosi e delicati. Questa notorietà, unita al favore immediatamente accordato dagli acquirenti, fa sì che oggi anche alcuni tappeti eseguiti nei laboratori di Sàveh e di Shahreza si trovino in commercio con la denominazione di Qom.L’arte del tappeto nella sua dimensione commerciale prese il via in questa città dopo la seconda guerra mondiale: da allora la qualità della tessitura e delle materie prime utilizzate ha sempre seguito la via dello sviluppo e del perfezionamento. Purtroppo però, negli ultimi quindici anni il volume crescente della domanda e il contemporaneo aumento dell’offerta hanno influito negativamente sulla qualità che è andata progressivamente diminuendo. Oggi, come in passato, Qom è uno dei centri più importanti per la produzione di tappeti di seta, essendo tutta la seta e la lanugine (kork) utilizzate qui originarie dell’Iran.La produzione artigianale di Qom offre tappeti le cui dimensioni possono variare da zar-o-nim e do-zar’i fino a quattro, sei, sette, dodici metri quadrati. Una grande varietà è presente anche nella gamma, davvero molto vasta, dei colori e dei disegni utilizzati.I tintori di Qom usano per lo più colori naturali o composti con fissativi chimici, nelle gradazioni del verde pistacchio, del turchese, del senape, del giallo oro, del rosso cupo, dell’azzurro scuro, del beige.I disegni che compaiono con maggior frequenza nei tappeti di Qom sono il mosaico bakhtiàri, un motivo suddiviso in caselle, il botté, il disegno con alberi, la scena di caccia, il motivo geometrico di Josheghàn, il disegno di Shah-Abbàsi con medaglione e angolari oppure ripetuto su tutto il campo, la decorazione a strisce, il medaglione su pianta semplice, il mehrabi.Nella decorazione col botté, che è tra le predilette dei tessitori di Qom, le figure sono monodirezionali, così come nei tappeti di Khoràsàn e contrariamente a quanto avviene, invece, nei tappeti dei distretti di Saràband e di Màl-Mir: qui, cioè, le punte ripiegate a uncino di questi simboli disposti su file parallele, sono tutte rivolte da uno stesso lato, mentre, nella tradizione di Saràband le righe trasversali su cui si allineano i botté hanno direzione alterna. Alcuni tappeti di Qom riproducono il disegno geometrico di Joshegàn, somigliante anche ai più antichi motivi geometrici di Kàshàn.Altri ancora presentano una decorazione di alberi collocati nella nicchia del mehràb o sullo sfondo semplice del tappeto. Questo disegno è imitato anche a Esfahàn e a Kàshàn. E inoltre tipica dei tessitori di Qom la lavorazione di un tappeto a pianta semplice con un grande medaglione centrale a sei punte, ricolmo di fiori e foglie di tipo herati; si tratta di uno schema peraltro conosciuto e copiato anche a Birjand. Tuttavia i tappeti di Qom si differenziano da quelli originari di Birjand per l’uso quasi esclusivo di filati di seta, una consuetudine molto rara per Birjand.


Kàshàn

Nella città di Kàshàn la storia della lavorazione di stoffe di velluto, di broccati in oro e di tappeti pregiati risale all’epoca safavide. Le stoffe d’oro e i tappeti preziosissimi ed eleganti eseguiti in quel periodo a Kàshàn rappresentano, ognuno nel suo stile, un vero capolavoro dell’arte, della tintura e della tessitura. A quel tempo, infatti, la tessitura di Kàshàn raggiunse un livello di perfezione assoluta, testimoniata oggi dagli esempi eloquenti tramandatici dagli artisti safavidi, un certo numero dei quali arricchisce le sale dei più grandi musei del mondo. Trascorsa quest’epoca, lo splendore e lo sviluppo dell’arte del tappeto e della tradizione tessile diminuirono di importanza e persero la loro magnificenza, in questa città come in altre regioni dell’Iran.I tappeti prodotti a Kàshàn sono immancabilmente di gran valore e di notevole eleganza e sono oggetto di grande richiesta tra gli appassionati. Fra tutti gli esemplari famosi e pregiati che provano la bravura dei tintori e dei tessitori, e il gusto dei disegnatori di Kàshàn, ricordiamo il famoso tappeto scena di caccia conservato nel museo di Vienna e i tappeti polacchi, broccati in oro: veri e propri capolavori di disegno, colore e tecnica di annodatura, riconosciuti a livello mondiale. In un passato non molto lontano, gran parte dei tappeti di Kàshàn era lavorata con lane merinos, ma in seguito, il costo divenuto troppo alto di questa qualità di lana ne impedì un impiego diffuso.Oggi, la fornitura delle lane usate nei laboratori di questa città e dei suoi dintorni è garantita dalle regioni del Khoràsàn, di Teheràn e di Kermànshàhàn.Anticamente a Kàshàn venivano annodati anche tappeti di seta di varie misure e tappeti di kork (lanugine).Il manufatto tradizionale di Kàshàn ha generalmente due fili di trama e nodo senneh. I colori dei suoi filati sono abbastanza resistenti e hanno principalmente le tonalità del rosso lacca, del blu, dell’azzurro turchese, del beige pallido tendente al bianco zucchero, del verde pistacchio e del marrone.Nei tappeti di Kàshàn sono quasi sempre rispettate le seguenti dimensioni: do-zar’i, e dai dieci metri quadrati in su; raramente anche sei metri quadrati e zar-o-nim, mentre i tappeti parde’i non sembrano molto amati dai tessitori locali. Quanto ai disegni, gli artisti di Kàshàn privilegiano il motivo floreale curvilineo, compreso lo Shdh-’Abbdsi con angolari e medaglione, lo Shah-’Abbàsi a tutto campo, il motivo del vaso di fiori anch’esso a tutto campo, il medaglione con lanterna, il disegno dell’albero sullo sfondo del mehrab, il motivo geometrico di Josheghàn, il paesaggio naturale e il ritratto. Il motivo del medaglione con angolari, tipico di Kàshàn è imitato anche nei laboratori iraniani di Kàshmar, di Yazd, di Ardistàn, e perfino in Egitto. Si tratta di un medaglione dalla forma elegantemente allungata, di colore azzurro-blu. La stessa tonalità del medaglione è ripresa dai bordi e dagli angoli che risaltano su uno sfondo rosso lacca (o blu se il medaglione è rosso).


Aràk

Un’altra località di fondamentale importanza per la produzione artigianale del tappeto è senza dubbio, in Iran, la città di Aràk con i suoi dintorni. Qui l’arte della tessitura raggiunse il culmine della sua espressione formale in epoca qàjàr. I motivi che determinarono tale fioritura furono l’apertura delle filiali di alcune società europee e americane, gli investimenti operati dai commercianti di Tabriz con finalità produttive e le esportazioni dei tappeti richiesti dai mercati europei e americani. Fra tutte le società straniere operanti nel campo della lavorazione e del commercio dei tappeti in Iran, ricordiamo l’inglese Ziegler, che nel 1883 aprì a Soltàn-Abàd (l’attuale Aràk) la sua principale succursale e ampliò in breve tempo il suo volume d’affari investendo in altre località della stessa zona. La maggior parte dei tappeti di Aràk è di media qualità e piuttosto economica. Sono caratterizzati da colori quasi esclusivamente vegetali e da un’annodatura di tipo persiano, eccezion fatta per la sola area di Farahàn. Il nodo jofti (detto anche fraudolento) è, invece, meno comune in questi manufatti, generalmente realizzati con lane di un certo pregio.I disegni dei tappeti del distretto di Aràk variano secondo le zone, ma le immagini in essi ricorrenti non sono molte; anzi, da lunghi anni ormai vengono eseguiti quasi esclusivamente disegni floreali su un campo rosa con bordi azzurri, suscettibili di lievi variazioni nella forma e nel colore, da parte di tessitori che, abituati a lavorare per le società straniere, non abbandonano mai l’uso del canovaccio, cioè di un modello in carta del disegno.I nomi di una certa risonanza nella tessitura del tappeto di Aràk sono quelli di Sàruq, Mahallàt, Farahàn, Tafresh, Rudbàr, Moshq-Abàd, Lilihàn e Veis.


Sàruq

Sàruq è un distretto rurale situato nelle vicinanze di Aràk; il suo nome è conosciuto in tutti i mercati di tappeti, sia iraniani, sia stranieri.A questo proposito dobbiamo precisare che non tutti i tappeti «Sàruq» provengono da queste campagne: la denominazione è attribuita a un genere di manufatto di buona qualità e con particolari caratteristiche di disegno, realizzato qui e nei dintorni di Aràk. Tale fenomeno affonda le sue radici nel periodo in cui le società straniere aprirono le loro succursali a Soltàn-Àbàd: poiché i manufatti delle campagne di Sàruq in quel momento si dimostrarono subito della migliore qualità nell’ambito della produzione distrettuale, tutti i tappeti pregiati, indipendentemente dalla loro zona di origine, vennero distribuiti sul mercato come veri «Sàruq».Del resto anche i tappeti più preziosi di Kermàn sono noti come Ràvar-kermàn, ma essendo Ravar solo un piccolo villaggio, con una produzione altrettanto piccola, non è ovviamente in grado di tessere il gran numero di tappeti che portano il suo nome. I tappeti Sàruq sono decorati soprattutto con tralci vegetali stilizzati e recano quasi sempre un medaglione centrale e gli angolari.I medaglioni, nelle tonalità classiche del rosso, azzurro e crema, sono separati dal campo del tappeto per mezzo di linee rette o spezzate.I colori predominanti sugli antichi tappeti di Sàruq erano il rosa, il castano e le tinte pastello, di norma ricavati da sostanze vegetali. I Sàruq più preziosi escono oggi dai laboratori di un villaggio chiamato Ghiàs-Abàd. In questa provincia si annodano anche esemplari di più modesto valore, sempre sul tipo dei Sàruq, e noti sul mercato come tappeti di Mahàl.


Farahan

Farahàn produceva nel secolo xix tappeti molto eleganti e raffinatissimi, che, a partire dal 1870, godettero di grande fama anche in Europa.I manufatti di Farahàn assomigliano molto a quelli di Sanandaj nel tipo di tessitura, nel disegno e nello schema generale. Attualmente i tessitori di Farahàn realizzano tappeti e corsie caratterizzati da una decorazione floreale molto minuta, su uno sfondo di color verde tendente al giallo. In linea di massima, tutti i tappeti prodotti con disegno herati a Farahàn, sono privi del medaglione centrale. Per quanto riguarda le misure, i tappeti sono normalmente do-zar’i, mentre le corsie sono per lo più lunghe tre metri, tre metri e mezzo, e larghe un metro. Farahàn ha in comune con Sanandaj anche la produzione di un genere di tappeto avente la funzione di sella da cavallo. Altri esemplari dalla tessitura più mediocre, originari di questo distretto, circolano sul mercato con la denominazione di Farahàn-Mousel.


Tafresh

Fa provincia di Tafresh si trova a sud-ovest di Sàveh. In questa cittadina e nei suoi dintorni si producono tappeti con un solo filo di trama e che sono relativamente pregiati. Il medaglione di questi tappeti ricorda il quadrante di un orologio, ma, anziché avere dodici raggi, ne ha sedici.Nella gamma dei colori ricorrenti a Tafresh predominano il rosso, l’azzurro intenso, il giallo crema; il verde e l’arancione.Per le dimensioni, il tappeto più richiesto è il do-zar’i, mentre è poco comune la tessitura di tappeti più grandi e di corsie.


Rudbàr

A nord di Farahan sorge la cittadina di Rudbar, i cui tappeti mostrano una straordinaria somiglianza con quelli di Farahàn e di Tafresh, differendo da essi solo per l’uso di tonalità più chiare di colore. La varietà dei colori usati nella tintura dei filati di questi tappeti comprende il beige, il rosso e un po’ di azzurro. Caratteristiche distintive dei tappeti di Rudbàr sono le trame di colore rosa, e la particolare consistenza spugnosa e morbida del vello. I tappeti di questa cittadina, prodotti in varie misure, sono artisticamente decorati con motivi herati e sul loro campo si staglia elegante la sagoma di un medaglione con otto bouquet di fiori laterali.


Moshq-Àbàd

I manufatti annodati che portano questa denominazione, ad esclusione di pochi pezzi, non hanno in genere alcun pregio, tanto che sul mercato il nome di Moshq- Abàd sta a indicare tappeti di bassissima qualità aventi tessitura e disegno tipici di Sàruq.


Lilihàn

A Lilihàn, un villaggio situato a sud di Aràk, risiede una comunità di Armeni la cui principale attività è costituita, sin dai tempi antichi, dalla tessitura del tappeto. I pezzi da loro prodotti, molto eleganti, hanno una sola trama, nodo senneh e un aspetto quasi di velluto. Assomigliano nel disegno, e un po’ anche nel colore, ai tappeti cosiddetti Sàruq americani. Il medaglione centrale si presenta come un ragno appeso alla sua ragnatela sullo sfondo del tappeto, e le due estremità del medaglione ricordano la coda del pavone; il resto del campo è interamente decorato da bouquet di fiori simili a piume. Anche nei tappeti di Lilihàn, che vengono eseguiti in quasi tutte le misure, sono utilizzati fili di colore rosa per la realizzazione della trama. A questo punto è necessario introdurre un chiarimento a proposito della denominazione «Sàruq americano».Alla fine della prima guerra mondiale, il rappresentante di una ditta americana la K.S. Taushandjan di New York operante nella zona di Aràk nell’ambito del commercio dei tappeti, fra tutti i disegni maggiormente ricorrenti ad Aràk e a Sàruq, ne scelse un certo numero che risultava consono al gusto degli Americani. In seguito, sulla base di tali disegni, furono prodotte ed esportate in America grandi quantità di tappeti di varie dimensioni, caratterizzati da due fili di trama e da un vello piuttosto alto; i colori per lo sfondo potevano essere il rosso o il beige chiaro, entrambi delimitati da bordi blu. Come conseguenza della fabbricazione di tappeti di tipo «americano», i disegni tradizionali di Sàruq caddero in oblìo per un certo tempo, riuscendo a sopravvivere solo in alcuni centri di tessitura di Aràk, ove si integrarono perfettamente con gli altri.Gli schemi decorativi dei «Sàruq americani», facilmente distinguibili dagli schemi degli altri tappeti di Aràk, sono generalmente sprovvisti dei quattro angolari, e in essi anche il medaglione centrale, in opposizione ai tradizionali medaglioni persiani, è privo delle linee decorative che lo separano dal campo del tappeto. Quest’ultimo presenta quasi sempre una decorazione di bouquet di fiori e grandi cartigli di foglie, il cui spazio circostante è riempito da fiorellini isolati e indipendenti dal resto.


Veis

Il paesino di Veis, a sud di Aràk, gode di una reputazione particolare nell’ambito della tradizione tessile della zona, per merito dei suoi eleganti manufatti contraddistinti da un vello alto, da fibre resistenti, da forme stilizzate di botté nonché da un particolarissimo disegno geometrico, poco comune nel repertorio decorativo delle zone circostanti. In quanto a colore e tessitura i manufatti di Veis occupano il secondo posto nella graduatoria dei tappeti di Sàruq.


Il Fars

I due terzi della terra del Fàrs costituiscono l’ambiente in cui vivono numerose tribù di nomadi che, già da migliaia di anni, abitano in questo ampio territorio e che, per accedere a zone dai climi più miti e dai pascoli più verdeggianti per i loro greggi, si sottopongono varie volte l’anno a lunghe migrazioni. La tribù Qashqà’i è la più grande del Fàrs e di tutto l’Iran e la storia delle migrazioni dei suoi componenti risale indietro di molti secoli.Secondo le testimonianze storiche tramandateci, i vari ceppi della tribù Qashqà’i emigrarono in questo territorio dalle zone occidentali del Mar Caspio (Azerbàijàn e Caucaso), e da quelle orientali (Turkmenistan e regioni a nord del Khoràsàn). L’occupazione principale di questi nomadi è l’allevamento del bestiame, mentre la tessitura del tappeto impegna solo le donne e le ragazze della tribù: i loro manufatti, noti come tappeti dei Turchi di Shiràz, sono finalizzati più a un uso personale e a costituire la dote delle fanciulle che alla vendita.Tra i Qashqà’i, come pure tra le altre tribù nomadi, la tessitura si svolge per terra, su telai orizzontali, e senza canovaccio; infatti, normalmente, durante la lavorazione del tappeto, le donne si ispirano al disegno di un altro tappeto, sulla base del quale è stata loro commissionata la fattura del nuovo pezzo. La moglie di un eminente orientalista francese, Madame Diolafois, che nel 1884 trascorse al seguito del marito un certo periodo tra le tribù del Fàrs, così scrive nel suo diario di viaggio a proposito dell’annodatura del tappeto in uso tra quelle genti:...Le tende dei nomadi del Fàrs riparano la persona dal sole ma non dal calore... Nel punto più interno della tenda è sistemato il telaio, disteso per terra. Quando la tribù è in procinto di partire, il telaio viene arrotolato e caricato sul dorso dei muli o degli asini; ma appena la tribù pianta di nuovo le tende, esso viene aperto e subito rimesso in funzione. Perciò se durante il trasporto il telaio si piega all’altezza del bordo e i colori delle lane si mescolano nel tappeto, la colpa di questo misfatto non è attribuibile alle donne.Le tessitrici lavorano senza canovaccio, guidate solo dagli insegna- menti familiari, tramandati di madre in figlia insieme ai segreti dell’arte tintoria. I colori vegetali che esse usano sono permanenti e resistenti, non subiscono variazioni né per effetto del sole, né della pioggia, e sono utilizzati anche da due o tre generazioni...I tappeti dei Qashqà’i sono lavorati con nodo ghiordes e hanno due fili di trama; la trama, l’ordito e il vello sono garantiti dalle migliori lane del Fàrs. Il pelo, o vello, è per lo più alto e vi predominano i colori rosso, azzurro e un particolare giallo oro, ricavato dalla reseda.I tappeti dei Qashqà’i sono quasi esclusivamente piccoli: do-zar’i o parde’i.Tra questi nomadi è in voga anche l’annodatura di certi tappeti con un tipo di disegno totalmente diverso, detti «gabbe del leone». Nel campo di questi manufatti si nota normalmente l’effigie di un grande leone in posizione centrale, oppure di alcuni leoni più piccoli disposti su file parallele.Secondo quanto ci tramanda la storia e in base alle convinzioni tradizionali e religiose, e data anche l’importanza che riveste il simbolo del leone tra gli abitanti di questo territorio, si deduce che l’invenzione del disegno e della tessitura dei gabbe è opera delle tribù del Fars e, in particolare, dei Qashqà’i.All’attività della tessitura sono dedite anche le altre tribù del Fàrs: fra tutte ricordiamo la tribù Khamseh - «cinquina» - che è composta da cinque diverse famiglie (’Arab, Basri, Bahàr-Lu, Aine-Lu, Nafar).I loro prodotti non raggiungono tuttavia il livello dei tappeti Qashqà’i: il nodo è di tipo senneh e la trama - costituita da un unico filo - è di lana, così come l’ordito. A volte trama e ordito sono di cotone. I migliori sono senza dubbio quelli prodotti dalle famiglie ’Arab e Basri.


Abàdeh

Nella città di Abàdeh e nei suoi dintorni la tradizione della tessitura del tappeto ha una diffusione straordinaria. In questo distretto i tappeti hanno generalmente dimensioni piccole o medie e sono per lo più realizzati con nodo di tipo senneh mentre il ghiordes si trova molto di rado. Prevalgono, nei tappeti di Abàdeh i disegni tipici della tribù Heibat-lu: la decorazione a strisce, il disegno Zell-e- soltàn e raramente anche i battè kurdi (fiori a otto petali). Tra i motivi ornamentali della tribù Heibatlu, prediletti, oltre che dai tessitori di Abàdeh, anche dalla tribù qashqà’i, troviamo la sagoma di un piccolo medaglione romboidale al centro di un grande campo anch’esso a forma di rombo; nei quattro angoli del tappeto si notano quattro figure laterali a forma di diamante e di color avorio, fedelmente riprodotte anche al centro del tappeto; inoltre, all'interno del campo, appaiono alcuni tralci diritti e paralleli l’uno all’altro, pieni di petali e di boccioli. In altre città del 1 ars e nelle campagne di Behbahàn (appartenente alla regione del Khuzistàn), si tessono i gabbe. I gabbe, come ricordavamo in altra occasione, sono i manufatti annodati dai Lor e dalle tribù nomadi iraniche stabilizzate nelle zone sud-occidentali del paese, le cui misure normalmente corrispondono a 100-120 centimetri di larghezza e a 200-230 di lunghezza, e reperibili in scarsa quantità in dimensioni inferiori. I gabbe sono lavorati con lane di pecora dal colore naturale, cioè nero, bianco, marrone e beige. La trama è realizzata quasi esclusivamente con pelo di capra, solo a volte con lana di pecora. Il vello di questi tappeti è normalmente alto, essendo intrecciati dopo ogni fila di nodi, anche otto fili di trama. I disegni dei gabbe sono sempre molto semplici, quasi elementari. In una o due delle bordure si ripete una scarna forma geometrica isolata, mentre sullo sfondo semplice del tappeto trovano posto un grande medaglione, oppure alcuni piccoli rombi disposti nel senso della lunghezza del tappeto. Altre volte ancora, al posto dei rombi, appare la sagoma molto stilizzata ed elementare di un albero, oppure, come già osservato nei gabbe del leone dei Qashqà’i, lo sfondo del tappeto è decorato con la figura di un leone.


Shiràz

La storia dell’arte del tappeto presso la città di Shiràz comincia nel x secolo d.C., e da quel tempo la tessitura del tappeto, come professione, non ha conosciuto interruzioni. In epoca safavide l’arte della tessitura ha conosciuto a Shiràz una notevole espansione; del regno di Karim-Khàn degli Zend, dinastia all’epoca della quale Shiràz era la capitale, ci sono giunti alcuni tappeti che testimoniano la diffusione e l’importanza della tessitura nella città di quel tempo.Nonostante ciò, è opportuno ricordare che il tappeto di Shiràz non fu mai considerato di grande pregio. Infatti, questa città non ospita laboratori di tessitura particolarmente degni di nota; pertanto rappresenta esclusivamente il centro degli scambi e della compravendita dei manufatti annodati dai nomadi e dagli abitanti dei villaggi del Fàrs.


Kermàn

La tradizione della tessitura a Kermàn ha origini pre-safavidi, ma una sua vera e propria diffusione ebbe luogo solo durante il regno di quella dinastia. In quel periodo Kermàn costituì infatti uno dei massimi centri dell’Iran per la lavorazione del tappeto; in seguito, con l’estinzione della stirpe safavide, per questa attività artigianale iniziò nella città un periodo di stasi.Negli ultimi anni di regno dei Qajàr l’industria del tappeto riconquistò la diffusione di cui aveva goduto in passato e nel xix secolo Kermàn divenne uno dei maggiori centri di produzione di un particolare tipo di stoffa per scialli detto terme, molto famosa in Europa e specialmente in Inghilterra. Passato di moda l’uso del terme, un certo numero di tessitori di stoffe di Kermàn si diede alla produzione di tappeti.Oggi la tessitura di tappeti con disegno botté, che era anche il motivo principale delle decorazioni degli scialli, riscuote un immenso successo, sia a Kermàn, sia negli altri centri iraniani di produzione del tappeto.Kermàn fu anche una delle prime città dell’Iran in cui le società straniere aprirono i loro laboratori di tessitura per garantire la fornitura dei tappeti richiesti dai mercati occidentali. Da allora, con l’esportazione di tappeti pregiati ed eleganti nei punti più lontani del mondo, e in seguito alla pubblicazione di numerose monografie, i ricercatori si occuparono di Kermàn più che di ogni altra zona dell’Iran, e il nome di questa città è divenuto emblematico per gli appassionati del settore: un nome da fiaba.Durante la prima guerra mondiale e dopo, per effetto della crisi economica del 1929 in America, l’industria del tappeto di Kermàn subì un certo danno, ma con la fine della crisi, recuperò la floridezza e la popolarità di un tempo. La seconda guerra mondiale non ebbe pericolose ripercussioni sul tappeto di Kermàn, giacché i principali acquirenti di questa città erano gli Americani, la cui economia, sia durante la guerra, sia dopo, aveva mantenuto solide basi. In quel momento più che nel passato, il gusto dei clienti americani fece prevalere una tessitura e un tipo particolare di disegno. Negli anni Trenta essi gradivano, infatti, un genere di tappeto a pelo alto e decorato con fiori piuttosto voluminosi e massicci; pochi anni più tardi, la loro preferenza si rivolse a disegni floreali minuti e a decorazioni di bouquet di fiori isolati nel campo del tappeto, che doveva avere una pianta piuttosto semplice. Nel contempo, i disegnatori di Kermàn, venendo incontro ai gusti dei loro acquirenti, crearono nuove immagini, esaltate da una equilibrata gamma di colori che le rendevano a volte sommamente leggiadre e graziose. La fama dei tanto decantati tappeti di Kermàn è dovuta soprattutto ai disegni piacevoli ed eleganti, e all’uso armonioso di svariati colori, frutto del minuzioso lavoro dei disegnatori di Kermàn, che mai si fossilizzarono su determinate decorazioni, né su prefissate tonalità di colore. Il trascorrere degli anni ha, su alcuni tappeti di Kermàn, un’influenza positiva e stabilizzante. Non di rado i tappeti più vecchi sembrano più belli e forse non è priva di fondamento la consuetudine iraniana di paragonare ai tappeti di Kermàn le belle donne che, invecchiando, diventano ancora più belle.I disegni più fortunati eseguiti oggi nei laboratori di tessitura di Kermàn sono: il disegno Shàh-Abbàsi con medaglione ed angolari, lo Shàh-’Abbàsi con uncini, il botté, l’arabesco con medaglione e angolari, la scena di caccia, il gobelin, il motivo floreale a tutto campo, le strisce di arabeschi, la decorazione naturalistica con alberi, il paesaggio e il ritratto. La tradizione della ritrattistica si sviluppò nei laboratori di Kermàn circa cento anni fa; da allora gli artisti della città rappresentano sui loro tappeti e con grande maestrìa, i volti di tutte le personalità religiose, storiche e politiche del mondo. Fra tutti ricordiamo i tappeti che celebrano il periodo di regno di Ardeshir-Bàbakàn, fondatore della città.I tappeti di Kermàn hanno due trame e annodatura senneh, e non è rara neppure la tessitura con nodo fraudolento (jofti).I telai con cui sono eseguiti i manufatti di Kermàn sono costruiti in modo che il trave superiore e quello inferiore possano girare su se stessi: un sistema, questo, che permette la lavorazione di pezzi anche piuttosto grandi.Molto vari sono, come già detto, i colori utilizzati: in ogni tappeto se ne possono contare da quindici a trenta.Senz’altro prevalenti i toni del rosso lacca, del verde luminoso, del blu, del turchese, del rosa, dell’arancione e del beige.Fino a poco tempo fa la maggioranza di questi colori, che venivano preparati nei laboratori di tintura di Kermàn sia per la lavorazione degli scialli che per quella dei tappeti, era di origine naturale; solo negli anni successivi al secondo conflitto mondiale riuscì a farsi strada in questa zona un certo numero di colori all’anilina. Nonostante ciò, a parte pochi casi limitati, le lane usate nei tappeti di Kermàn sono sempre colorate con tinte naturali e fissate con mordenti chimici.Riguardo alla qualità e al valore della tessitura, Kermàn produce quattro tipi di tappeti, conosciuti sul mercato con le seguenti coppie di numeri: 35/70, 40/80, 45/90, 50/100.Ne spieghiamo il significato: le cifre 70, 80, 90, 100 indicano il numero degli orditi presenti su sette centimetri di larghezza, e le cifre 35, 40, 45 e 50 indicano il numero delle file di nodi eseguite su sette centimetri di lunghezza del tappeto.Poiché ogni nodo abbraccia due fili dell’ordito, un tappeto 35/70 avrà un numero di nodi equivalente a 35x35, su 49 centimetri quadrati; un tappeto 40/80 avrà, su un’estensione di 49 centimetri quadrati, un numero di nodi pari a 40 x 40, e così via.Sulla base di questo calcolo del numero dei nodi presenti in un metro quadrato di tappeto, le quattro categorie di tappeti di Kermàn saranno così caratterizzati:


I CATEGORIA 35/70 - 250.000 nodi al metro quadrato circa

Il CATEGORIA 40/80 - 325.000 nodi al metro quadrato circa

III CATEGORIA 45/90 - 410.000 nodi al metro quadrato circa

IV CATEGORIA 50/100 - 510.000 nodi al metro quadrato circa


Naturalmente esistono anche tappeti non compresi in queste categorie, di solito realizzati su specifica richiesta. Fra i più significativi centri di produzione dei tappeti di questa regione a parte le province di Kermàn, Rafsanjàn, Sirijàn e Màhàn è d’obbligo ricordare il villaggio di Ràvar situato a nord-est di Kermàn e spesso erroneamente conosciuto all’estero come Lavar.I tappeti che provengono dai laboratori di questo villaggio godono di una fama senza uguali, tanto che anche i migliori manufatti di Kermàn sono talvolta proposti sul mercato con la denominazione di Ràvar-Ker- màn.Ricordiamo inoltre la produzione artigianale di Sirjàn, i cui tappeti sono lavorati sulla base dei modelli decorativi della tribù degli Afshàr, della quale ora tratteremo.


I manufatti dei nomadi afshàr

I componenti della tribù degli Afshàr discendono dai Turcomanni che abitavano originariamente nell’area caucasia e nei dintorni del lago Orumie (in Azerbàijàn) e che in seguito, incalzati da Shàh-’Ismàil e da Nàder- Shàh, furono costretti in più riprese a spostarsi nei dintorni di Kermàn, zona in cui finirono per stabilire la loro residenza.I nomadi afshàr oggi abitano le vicinanze della provincia di Sirjàn, di Shahr-e-Bàbak e di Neiriz.I disegni dei loro tappeti risentono in parte dell’influenza di quelli caucasici, pertanto vi prevalgono i disegni geometrici e, a volte, i disegni stilizzati.I tessitori afshàr rielaborando e arricchendo di nuovi spunti i disegni caucasici e di Kermàn ampliano lo schema delle decorazioni persiane con forme originali e disegni nuovi.Fra questi, i più eseguiti dagli artigiani della tribù sono il botté, il vaso di fiori, il reticolato romboidale, il motivo floreale a tutto campo e una composizione di cinque medaglioni. I colori predominanti sono il rosso, l’azzurro scuro tendente al nero, il rosso porpora e l’avorio.Quanto alle dimensioni, i tappeti afshàr sono generalmente piccoli e solo raramente raggiungono la misura di quattro metri quadrati.


Yazd

Yazd è il centro principale della regione omonima e si trova sulla strada fra Kermàn e Esfahàn, ai margini del deserto centrale dell’Iran. Anche questa città iraniana fu, in passato, un florido centro di tessitura e riuscì, tramite l’installazione di varie unità tessili, a convertire un gran numero di suoi abitanti già dediti all’artigianato alla nobile arte della tessitura del tappeto. I manufatti di Yazd, pur restando nella grande maggioranza fedeli ai disegni e ai modelli di Kermàn, sono dotati di una tessitura qualitativamente superiore. Lo scrupoloso artigiano di Yazd sceglie le tinte adatte alla colorazione delle sue lane tra i migliori colori naturali e chimici, e usa il rosso che si estrae dal kermes. I manufatti di lana e di seta di Yazd con i loro disegni più ricorrenti, fra i quali meritano un cenno i motivi herati e i medaglioni, hanno sempre incontrato il favore degli acquirenti, in virtù dell’attraente armonia del disegno e della eccellente qualità dei materiali che li compongono.


Il Khorasan

L’ampia regione del Khoràsàn occupa la zona nordorientale dell’Iran e confina a nord con la Russia e, a est, con l’Afghanistan. La tradizione del tappeto del Khoràsàn ha origine in epoca sasanide, ma, così come accadde per gli altri importanti centri di tessitura del paese, una vera fioritura ed esaltazione di quest’arte si ebbero solo con l’avvento della dinastia safavide. La città di Herat, che in passato faceva parte di questa regione e oggi appartiene all’Afghanistan, era nell’Iran antico un celeberrimo centro di tessitura.I disegni ricorrenti nei tappeti del Khoràsàn sono prevalentemente di stile floreale e comprendono il motivo Shàh-Abbàsi con medaglione ed angolari, lo Shah-Abbà- si a tutto campo, una decorazione a vasi di fiori concatenati, il medaglione e gli angolari uncinati, il botté a tutto campo, il ritratto, e infine il disegno herati.L’invenzione di quest’ultimo disegno, il più gradevole, sarebbe da attribuire, secondo alcuni appassionati studiosi di tappeti, alla città di Gonàbàd, al centro della regione del Khoràsàn, tra le più celebri e antiche dell’Iran.Anche lo stile geometrico occupa un posto di primaria importanza nella tradizione decorativa del Khoràsàn; l’annodatura dei tappeti in questo stile avviene esclusiva- mente ad opera dei Turcomanni e dei Beluci stabilitisi in questa regione, popolazioni delle quali non mancheremo di parlare più avanti. Anche a Mashhad esiste una discreta produzione di tappeti, i cui disegni traggono ispirazione da quelli di Kermàn.Nel medaglione e negli angolari tipici del Khoràsàn, gli angolari in prossimità dei bordi sono sempre molto vicini l’uno all’altro, tanto che i creatori di decorazioni per tappeti soprannominano metaforicamente questo disegno «motivo a catena o uncinato» (terrei).La produzione di Mashhad annovera anche alcuni esemplari con disegni di figure umane o animali.Nel Khoràsàn si usano prevalentemente colori naturali, i quali tuttavia non si trovano qui in grandissima abbondanza, essendo limitati a poche tonalità di rosso, di blu, di senape, di lavanda e di beige.Generalmente i tessitori di Mashhad annodano pezzi le cui dimensioni minime corrispondono al do-zar’i e non mancano esemplari di forma quadrata.Nella regione è usato sia il nodo turco che quello persiano.


Mashhad

Mashhad, capoluogo della regione del Khoràsàn e sede della tomba dell’ottavo Imam sciita, è conseguentemente meta di innumerevoli pellegrinaggi; inoltre, data la sua particolare posizione geografica, è l’unico centro di rilievo nell’ambito del commercio dei tappeti della zona orientale dell’Iran.Sul suo mercato si possono trovare in commercio i manufatti annodati dai tessitori delle città e dei villaggi del Khoràsàn, ma anche i tappeti prodotti a Zàhedàn e a Zàbol (nella provincia di Sistàn e Belucistàn), oltre ad alcuni esemplari afghani dei quali si tratterà in un altro paragrafo. La lavorazione del tappeto è abbastanza comune anche in alcune altre città e villaggi del Khoràsàn. Qui di seguito riportiamo i principali.


Birjand

In questa città, senz’altro una delle maggiori produttrici di manufatti annodati di tutto il Khoràsàn, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale la tessitura del tappeto godeva di una diffusione maggiore di quella attuale e vi operava un gran numero di laboratori. Numero che, alla fine della guerra si ridusse notevolmente, con conseguente scadimento anche della qualità del prodotto finito.Ciò nonostante, i tappeti di Birjand sono ancora tra i migliori del Khoràsàn.Un disegno famoso, prediletto dai tessitori di Birjand, è lo herati: tutti i suoi elementi sono generalmente realizzati su uno sfondo chiaro. In questo distretto è comune anche la lavorazione di tappeti con angolari e medaglioni disposti su uno sfondo di colore rosso e costellato di fiori, oppure con un disegno di battè a tutto campo. A sud di Birjand, nel villaggio di Mud, è caratteristica la produzione di un tappeto molto bello, con due trame e un medaglione centrale a sedici punte. Lo sfondo del medaglione, degli angolari e delle bordure è di colore blu, mentre il resto del tappeto è rosso o di tonalità chiara. Oltre che in rosso e in blu, i filati dei tappeti di Mud vengono tinti anche in verde, beige e azzurro chiaro. Normalmente non sono comuni i tappeti di dimensioni ridotte.Un po’ a nord di Mud, a nord-est di Birjand, in un villaggio di nome Dorokhsh, troviamo alcuni tappeti assai simili, ma migliori di quelli di Mud.


Kàshmar

Sui tappeti di Kashmar sono riprodotti i disegni caratteristici di altri centri di tessitura iraniana, tra i quali Kàshàn, Kermàn e Tabriz. Uno di questi è il motivo «del reperto archeologico» originario di Tabriz. Si tratta di uno schema privo delle bordure, in cui tutto il campo è rivestito di immagini di colonne, di palazzi, di vasellame, di antichi portafiori e di reperti archeologici. Di solito anche lo spazio occupato dal medaglione ricorda la sagoma di un edificio. I tessitori di Kàshmar prediligono le dimensioni grandi: eseguono infatti pezzi di 3x2; 3,5 X2,5; 4x3 metri; mentre sono più rari i tappeti di dimensioni inferiori.Neishabur, Sabzevàr, TabasIn queste tre cittadine predomina la tessitura di tappeti in stile fiorito, eseguiti con i metodi, i colori e i disegni più tipici del Khoràsàn.I tappeti di Sabzevàr sono famosi soprattutto per l’ottima qualità delle loro lane, caratteristica pressoché costante dei manufatti annodati sotto il controllo della Società Azionaria del Tappeto. Gli artigiani tessitori di Tabas, invece, sfruttando il momento di particolare fortuna vissuto dai tappeti di Nà’in di cui copiano i disegni, hanno notevolmente ampliato il mercato dei loro prodotti.


Quchàn

Gli abitanti di Quchàn discendono da un ramo del popolo kurdo emigrato qualche secolo fa dal Kurdistan e dal Caucaso verso le regioni a nord di Mashhad.I loro disegni e il loro tipo di tessitura, influenzati dapprima solo dalle immagini e dalle tecniche caucasiche, in conseguenza della vicinanza dei Turcomanni1 e dei Beluci portano ora anche elementi decorativi tipici della tessitura di quei popoli; cosicché è facile trovare fra i loro prodotti, tappeti con disegni turcomanni e con bordi più o meno simili a quelli ricorrenti nel Caucaso.1 I Turcomanni si dividono in cinque tribù principali: i Sàlur, i Sarich, i Tekke, gli Yamut e gli Ersari. Quasi 200 anni fa Nàder Shah, re dell’Iran ordinò che i Tekke e gli Yamut emigrassero nel Khoràsàn.


Sistàn e Belucistan

Contrariamente a quanto da più parti si ritiene, la lavorazione dei tappeti beluci dell’Iran non è opera dei soli tessitori del Sistàn e del Belucistan; è bensì frutto del lavoro dei Beluci nomadi o sedentarizzati che vivono nel Khoràsàn del nord e nei dintorni di Sarakhs, Kàshmar, Torbat-e-Heydarie, Torbat-e-Jàm, e anche di Gonbad-e-Qàvus.Solo un numero ristretto di tali manufatti è prodotto dai tessitori di Zàhedàn e di Zàbol: in questo caso la qualità dell’elaborato risulta inferiore rispetto a quella dei tappeti beluci del Khoràsàn del nord, ricordando piuttosto i tappeti annodati in Afghanistan.Generalmente i piccoli manufatti beluci sono decorati in stile geometrico ed è forte in essi l’influenza dei motivi caucasici, turcomanni e delle tribù degli Afshàr. Uno dei disegni più ricorrenti è quello rappresentante un albero intorno al cui tronco, in senso orizzontale, sono cresciuti alcuni rami, tutti terminanti in foglie trilobate; è metaforicamente detto «albero della vita» (più frequente nella zona di Sarakhs). Sempre in stile geometrico sono a volte realizzati i motivi del botté, il disegno herati e il mina- khani (o bandi di Varamin). Infine, le popolazioni beluci, imitando i tessitori afshàr, producono anche alcuni tappeti caratterizzati da disegni di volatili o di altri animali, tra i quali il pavone.E abbastanza comune infatti un motivo composto dalle sagome di quattro pavoni rossi o verdi, collocati sullo sfondo blu di un tappeto il cui centro è dominato da un medaglione a forma di diamante. Il motivo dei pavoni è ripetuto più volte nell’ambito dello stesso tappeto, e la decorazione delle bordure è di tipo geometrico. Frequente è anche la rappresentazione di figure umane stilizzate, a tutto campo. In linea di massima i tappeti beluci sono molto leggeri, sono annodati con nodo senneh e con lane prodotte in loco. In passato i Beluci usavano anche la lana di cammello per la tessitura del vello, mantenendo la lana di pecora per la trama e l’ordito. Il colore, quasi sempre è di origine naturale, e per lo più di tonalità scure. Dominano il rosso sommaco, il marrone, il nero e il beige.Le dimensioni di questi manufatti sono complessivamente ridotte: centimetri 80-90 x 120-130; oppure leggermente più grandi: centimetri 85-100 x 150-180 e centimetri 90-110x200-300.E piuttosto diffusa anche la tessitura di tappeti kalleghi e di corsie, le cui dimensioni sono in genere di centimetri 80-90x250-300.


Gorgàn

Il popolo turcomanno, oggi disperso tra Urss, Iran e Afghanistan, discende dai Turchi Moghul che risiedevano in passato a sud-est del Mar Caspio. Quelli che abitano in Iran, in particolare, vivono nella zona compresa fra le città di Bojnurd e di Gonbad e Qàvus. L’arte della tessitura turcomanna fu notata e menzionata anche da Marco Polo.I tappeti turcomanni sono di ottima qualità e rappresentano la produzione della tribù dei Tekke che fu costretta ad immigrare in Iran circa 200 anni fa da un decreto del Nàder-Shàh Afshàr.I tappeti turcomanni hanno un solo filo di trama, nodo senneh e, come consuetudine in tutte le altre tribù dell’Iran, vengono tessuti su telai orizzontali. Tra i disegni più famosi di questa popolazione meritano di essere menzionati il motivo occhio di gazzella turcomanno o Bukhàrà, il disegno delle quattro stagioni tipico dei tessitori tekke: esso si compone di una piccola croce decorata al centro, che divide il campo del tappeto in quattro parti uguali.Di norma, subito dopo il bordo superiore e inferiore dei tappeti turcomanni, viene elaborata una porzione ulteriore di tessuto, detto shàneh. Si tratta invero di un’usanza non comune negli altri centri di tessitura dell’Iran.In passato le lane turcomanne erano tinte quasi esclusivamente con colori vegetali, mentre oggi si è diffuso l’uso dei colori chimici. Le tonalità preferite in questa zona, sono il rosso lacca, il blu, il verde carico, e il beige. Le dimensioni dei tappeti turcomanni variano generalmente da uno a dodici metri quadrati.

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